C’erano due volte le suore del lago d’Orta. Italia Nostra no

In mezzo alle montagne c’è il lago d’Orta. I
In mezzo alle montagne c’è il lago d’Orta. In mezzo al lago d’Orta, ma non proprio a metà, c’è l’isola di San Giulio. Sull’isola di San Giulio c’è la villa del barone Lamberto, un signore molto vecchio (ha novantatré anni), assai ricco”. Così comincia “C’era due volte il barone Lamberto” la geniale favola (quasi) metafisica di Gianni Rodari. Il barone Lamberto è sempre malato (ha 24 malattie), ma ha scoperto il segreto per ringiovanire: occorre che i suoi dipendenti ripetano in continuazione, h24, il suo nome, “Lamberto, Lamberto…”. Nel centro dell’isola di San Giulio c’è il monastero Mater Ecclesiae dove vivono delle suore di clausura. Non sappiamo se sono 24, come le malattie del barone. Né se siano vecchie come Lamberto. Probabile che sì, visto che hanno progettato una struttura che colleghi l’abbazia benedettina a un’abitazione di fronte, separata dall’unico vicolo che attraversa l’isola, per non prendere la pioggia quando si spostano. Accade che Italia Nostra contesti il progetto: “Uno sfregio all’ambiente solo per permettere alle monache di spostarsi più comodamente”. Non sarà un caso di laïcité alla francese, quelli cambierebbero pure il nome all’isola. Ma sorge un dubbio: non fosse stato per le monache e l’abbazia, che ne sarebbe, oggi, del magnifico “ambiente” dell’isola? Si chiama storia. Non sapendo come si chiamino le suore, non resta che ripetere: “Suore, suore…”, sperando di farle ringiovanire come il barone. In modo da non avere bisogno di certe comodità.

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