Il tarlo del dubbio e Rudy Guede tutto solo là in galera

C’è un dubbio che ha lavorato come un tarlo per tutto il weekend, ed è questo: ma Meredith si è suicidata?
C’è un dubbio che ha lavorato come un tarlo per tutto il weekend, ed è questo: ma Meredith si è suicidata? No, non è questo, in verità. Questa è una domanda che sembra intelligente, ma è solo paralogica. Un dubbio è una cosa diversa. Non è nemmeno questione della contabilità pugilistica di Travaglio secondo cui, se ben 35 giudici in sei sentenze hanno detto “colpevoli” e solo 13 giudici in due verdetti hanno detto “innocenti”, allora, ai punti, Amanda a Raffaele dovrebbero andare all’ergastolo. No, messa così non cosa da garantisti. Ma il dubbio si alimenta anche di affermazioni sbagliate. E in ogni caso un’affermazione indubitabile c’è: in otto anni, la giustizia italiana ha fatto un buco nell’acqua, non ha risarcito le vittime e non ha trovato il colpevole. Malagiustizia pure questa. Ma è proprio a questo punto che il tarlo, nel weekend, si mette al lavoro. Rudy Guede, cittadino di origine ivoriana, è in carcere dal 2007, condannato in via definitiva a 16 anni per omicidio in “concorso di più persone”. Quali altre inesistenti persone, di grazia? Dovremo dire che Guede è in galera soltanto perché è un extracomunitario, ma non di passaporto statunitense? O che se avesse potuto permettersi Giulia Buongiorno come avvocato, a quest’ora sarebbe stato assolto come Andreotti, o almeno l’avrebbero candidato con Alleanza nazionale? Forse è solo garantismo un tanto al chilo, forse è solo il tarlo del dubbio: ma perché, adesso, non tirate anche Guede fuori di lì?

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