Libere battute nere in libero stato. Meglio Beppe Grillo

Che si debba fissare un limite al buongusto, è un dubbio che le persone di dubbio gusto non si fanno mai venire.
Che si debba fissare un limite al buongusto, è un dubbio che le persone di dubbio gusto non si fanno mai venire. Ma si dovrebbe. Nell’elenco dei territori che sconfinano dal buongusto, sul versante che si pretende sbagliato, c’è l’umorismo nero, pratica dannata di antico lignaggio, di difficile esecuzione e collocazione. Ad esempio, l’episodio del film Storie pazzesche di Damián Szifrón in cui il pilota di un aereo va a schiantarsi con tutti i suoi odiati passeggeri era geniale fino a ieri, e di cattivo gusto oggi? Tutti hanno censurato il cinismo disgustoso di Beppe Grillo (compresi i grillini, vedete un po’), colpevole di aver bloggato: “Ci sono inquietanti analogie tra Andrea Lubitz, il copilota dell’Airbus che si è schiantato sulle Alpi francesi, e Matteo Renzie che sta schiantando l’Italia”. Il grande Vincino, ieri sul Foglio, ha fatto l’identica battuta. Soltanto più bella, lui è un artista. Si dirà che può permetterselo, lui fa satira, mica politica, e la satira è un sacro recinto. Invece Grillo è un politico quindi non può. La cosa è insicura, e non solo perché varrebbe l’ammissione che Grillo sia un politico. Se ha pensato di dirlo, libero di dirlo. Ma soprattutto, il discrimine tra lecito e no dovrebbe essere di carattere estetico, linguistico, non moralistico. Non siamo l’occidente che ha pianto per Charlie Hebdo? Il cattivo gusto è solo un territorio un po’ più in là. Le uniche cose che non si possono fare sono le brutte battute, o i titoli del cazzo. Come un noto giornale che ieri ha titolato: “SCHETTINEN”.

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