Poletti, il magnifico ministro dell’Istruzione di Singapore

Una volta il ministro Poletti ha raccontato un fantastico aneddoto.
Una volta il ministro Poletti, che non ha propriamente l’aria del millennial tuittarolo, ma neanche quella del fancazzista sindacale, come un Landini diciamo, ha raccontato un fantastico aneddoto. C’era un bel sole, e lui voleva andare con gli altri bambini a giocare in cortile. Ma c’era anche il lavoro in cascina. Così prese il coraggio ribelle a due mani: “Babbo, oggi non ho voglia di pompare l’acqua per le vacche”. E suo padre, che giureremmo non aveva mai fatto un’occupazione al Mamiani, gli aveva risposto: “Allora per oggi hai il permesso di dar da bere alle vacche senza averne voglia”. Lui s’era messo a piangere, ma aveva fatto il suo dovere. Ieri Poletti ha parlato a un convegno sul futuro dei giovani. Ha detto: “Un mese di vacanza va bene, ma non c’è un obbligo di farne tre. Non troverei niente di strano se un ragazzo lavorasse tre o quattro ore al giorno per un periodo preciso durante l’estate, anziché stare solo in giro per le strade”. Il solito renzo-fascista, avranno pensato. Dimenticando il grande Lee Kuan Yew che ha fondato Singapore su un’idea precisa di educazione e credeva fermamente nell’efficacia delle punizioni corporali, le aveva provate lui stesso a scuola: “Non ho mai capito perché l’educazione occidentale è così contraria alle punizioni fisiche”. Nemmeno noi lo sapremmo dire. Sappiamo solo che le scuole di Singapore sono tra le migliori del mondo. E ora sappiamo pure di avere un perfetto ministro dell’Istruzione. Ma a Singapore.

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