I cari resti di Don Miguel e Don Chisciotte Casson

Ci sono stati voti ‘cinesi’?”. “No, non è stata la prima comunità a votare…”.

Ci sono stati voti ‘cinesi’?”. “No, non è stata la prima comunità a votare…”. “Intendevo se ci sono state denunce di brogli come è successo in Liguria…”. “No, la prescrizione serviva proprio a quello. A garantire la correttezza delle votazioni. E sa, da magistrato sono uno attento alle regole…”. E’ uno stralcio di un’intervista a Felice Casson, ieri sul sito della Stampa. Passerebbe inosservata, se non fosse per un non so che di stralunato che promana dalle risposte, ma più ancora dalle domande. Che si aspetta, il Lettore Collettivo, figlio gramo del Collettivo Giornalista, dal nuovo Don Chisciotte di turno, quello che arranca buon ultimo contro i mulini, “basta col partito degli affari, voglio legalità e trasparenza totale”, se non la lunare tracotanza del castigamatti, che si metta in saccoccia il Male e la Politica?

 

Ieri da Madrid è arrivata la notizia che sono stati identificati i cari resti di Miguel de Cervantes, lì dove avrebbero sempre riposato, nel convento delle Trinitarie a Las Letras. E poiché solo la serendipity, parente della Grazia, ci salverà dai mulini a vento, un amico mi aveva appena segnalato un giudizio mica male di Cesare Segre: “Don Chisciotte, che proclama la difesa dei deboli e dei perseguitati, la lotta per la giustizia, la milizia religiosa della cavalleria, non fa che aggravare le sofferenze di quelli che difende”. Ma almeno, Don Miguel, quando non assaltava i mulini, pregava così: “Dammi, o Signore / il bene che non merito”.

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