Suonala ancora, Francesco

Oggi fanno due anni che c’è Francesco. Buonasera.
Oggi fanno due anni che c’è Francesco. Buonasera. Non ci sono ombrelli abbastanza ai baracchini di Piazza San Pietro  per proteggerci dal diluvio di parole che cadranno, che già hanno iniziato a inzaccherarci. Anche da queste colonne pioverà, scommetteteci. E chissà. Non è ancora sicuro se questo Papa piaccia troppo, sta di fatto però che se dobbiamo dar retta ai due giornaloni nazionali (ma anche no) due anni di Jorge Mario Bergoglio hanno avuto l’effetto di gettare nella confusione chi era partito con l’idea di aver capito tutto. Ieri c’erano paginate che riuscivano a raccontare il nulla più trito, nel sovrumano sforzo di mimetizzarsi nella comunicativa pop che Francesco usa e persino abusa. Giornate tipo già mille volte sentite, elucubrazioni big data style su quanti milioni di followers abbia su Twitter, i “temi caldi” e le parole chiave. Che davvero Bergoglio in due anni abbia fatto solo questo? Ieri agli Arcimboldi di Milano ha cantato Joan Baez, canuta eroina di tutti i We shall overcome del nostro mondo in cerca di pace e resurrezioni. Chissà se avrà messo in scaletta una vecchia canzone di Bob Dylan, che s’intotola “Suona quelle campane” e fa così: “Suona quelle campane, tu pagàno / dalla città che sogna, / suona quelle campane dai santuari / attraverso valli e fiumi, / perché sono profonde e vaste / e il mondo è dalla sua parte. / Suona quelle campane, San Pietro, / dove soffiano i quattro venti, / suona quelle campane con la mano di ferro / affinché la gente sappia”. Non so perché, ma sarebbe suonata come una delle letture più realistiche dei due anni di Francesco. (Se non l’avesse cantata, la trovate senza fatica su YouTube).

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