Abolire il calcio. Che gli ha fatto il popolo a Tsipras?

L’ormai celebre battuta di Landini, “ma che gli hanno fatto i lavoratori a Renzi?”, andrebbe scritta su una bacheca Facebook, o in analogo armadietto della bestialità social del nostro tempo, se non altro per l’icastica rappresentazione ribaltata della lotta di classe che ci regala.

L’ormai celebre battuta di Landini, “ma che gli hanno fatto i lavoratori a Renzi?”, andrebbe scritta su una bacheca Facebook, o in analogo armadietto della bestialità social del nostro tempo, se non altro per l’icastica rappresentazione ribaltata della lotta di classe che ci regala. La versione esatta del quesito, infatti, da un secolo e passa è un’altra: ma che gli ha fatto il popolo, ai comunisti? Senza stare a scomodare la macroeconomia, gli storici sanno benissimo che la causa prima dell’odio popolare per Gorbaciov fu la sciagurata campagna contro l’alcool, nota come la “legge secca”. Ci vuole una bella ignoranza della realtà, per vietare al popolo russo di scolare vodka a barili, e per giunta licenziare o sbattere al sovietico gabbio gli ubriaconi raccattati per la strada. Solo nella Ddr riuscirono a essere più sadici, lì la birra la lasciavo bere, ma chi ha provato le famigerate etichette dell’epoca non se le scorda più. Ma che gli ha mai fatto, il popolo, ai comunisti? Adesso Alexis Tsipras, che già al popolo glieli sta facendo un po’ girare, ha deciso la sospensione immediata del campionato di calcio dopo i disordini tra tifosi per il derby tra Panathinaikos e Olympiacos. Robetta, segnaliamo, che il questore di Roma non si sarebbe manco alzato dal letto. Ma secondo il governo di Atene, non ci sono le condizioni di sicurezza per continuare (perché, per continuare a essere la Grecia, invece sì?). Nel dubbio, abolire il popolo.

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