Aspettare l’arrivo dei tagliagole e cantare Guantanamera

Ancora, grazie a Dio, i foreign fighter che zompano dai barconi non li abbiamo visti. Considerati gli standard alberghieri delle nostre galere, i detenuti islamici che se la spassano e reclutano jihadisti come in Francia sono improbabili. Sulla libertà religiosa, niente da dire.

Ancora, grazie a Dio, i foreign fighter che zompano dai barconi non li abbiamo visti. Considerati gli standard alberghieri delle nostre galere, i detenuti islamici che se la spassano e reclutano jihadisti come in Francia sono improbabili. Sulla libertà religiosa, niente da dire. Ma il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha rilasciato al Corriere un’intervista, come si dice, di non facile decrittazione. Con tutto quel che capita. “Far sì che il rispetto dei detenuti di religione islamica… sia anche strumento per prevenire la radicalizzazione e il reclutamento islamista”, è un po’ generico. Ma dire che “vicende come quella di Guantanamo dimostrano che, come sostenuto dall’indagine del Senato Usa, misure estreme, come violare i diritti fondamentali delle persone, non sono un ausilio effettivo nella lotta al terrorismo globale ma rischiano di alimentarlo”, è piuttosto disinformato. Guantanamo c’entra poco con l’indagine sui “black site” della Cia.  E il collegamento fra violazione dei diritti e aumento del terrorismo, se non falso, è banale. Anche se lo dicono tutti. “Impedire la pratica del culto religioso significa innescare una vera e propria bomba”, dice Orlando. Ma controllare ciò che avviene nelle moschee in galera “è impossibile”. Di che stiamo parlando, della Repubblica di Platone? Poi magari, ricordarsi che “i diritti fondamentali delle persone”, nelle galere italiane, vengono violati per tutti, secondo un (poco) mirabile criterio di laicità.

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