Insultare un suicida in carcere e indignarsi poco (numeri)

Non è per stare a insistere, ché la fissazione è peggio della malattia.

Non è per stare a insistere, ché la fissazione è peggio della malattia. Ma se mettete su Googlenews “Arrigo Sacchi”, nel senso della frase sui giocatori neri, escono in 0,34 secondi 334 mila risultati. E dozzine di take d’agenzia, se avete le agenzie. I tifosi del Chelsea che a Parigi hanno impedito di salire sul metrò a un uomo di colore hanno indignato il pianeta molto più di David Luiz che ha inventato un nuovo fallo, la cancellazione dello spray per la punizione. Però se controllate i risultati di una ricerca sugli insulti a un detenuto suicida del carcere di Opera, un ergastolano romeno di 39 anni, in 0,31 secondi scoprite che sono 10.400. Nulla. Sulle agenzie, c’è una dichiarazione di Walter Verini. Eppure è successo questo. Che dopo il suicidio, sulla pagina Facebook dell’Alsippe, Alleanza sindacale polizia penitenziaria, sono comparsi commenti così: “Un romeno in meno”; “speriamo abbia sofferto”; “consiglio di mettere a disposizione più corde e sapone”. Il ministro Orlando ha convocato il capo del Dap, si indagherà. Donato Capece, segretario del sindacato Sappe, invece ha detto: “Esultare per la morte di un detenuto è cosa ignobile e vergognosa. Il suicidio in carcere è sempre, oltre che una tragedia personale, una sconfitta per lo stato. E ci vuole rispetto umano e cristiano ancor prima di quello istituzionale”. Ma, numeri alla mano, quanto ci si indigna poco, per gli orrori e i razzismi veri. Ieri, Mercoledì delle Ceneri.

 

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