Concita, come reincarnarsi in tutti i grassroot che spuntano

"Sono nati che il dittatore era già morto”.

"Sono nati che il dittatore era già morto”. Bell’attacco per un reportage, niente da dire. Un carotaggio entusiasta nell’universo di “Podemos – Possiamo. Yes we can”. (E peccato che per iscritto non si riesca a fare il segno dell’hashtag con le dita, “hashtag Podemos”). Mica ragazzi, mica grillinos, anche se in comune hanno la radice “grassroot”, vuoi mettere? Vengono dalla controinformazione, dalla gioventù comunista. Rivoluzionari alla Tsipras, che avevano vent’anni nel 2000. Podemos, la promessa della rivoluzione che mancava, con la data di scadenza buona almeno per sei mesi. Quello di Concita De Gregorio su Rep. di ieri però non è un reportage. E’ una lezioncina coi fiocchi. E’ Podemos spiegata a loro stessi. Concita è la Maria de Filippi del giornalismo de sinistra, maestrina dominatrice e punitiva, che ti spiega il mondo, te lo sistema in un format di successo e ti trasforma da promessa in evento. Concita è una principessa Siddharta che si reincarna in ogni movimento grassroot che venga a portata di mano. Spiega a noi, a loro: “Una culla del pensiero non molto diversa da quello che fu la Facoltà di sociologia di Trento degli anni Sessanta-Settanta”. Accipicchia. Allora siamo amici. Tuttavia, “non si riesce a mettere a fuoco lo strabiliante e rapidissimo successo di Podemos se non si legge la radice ideologica e culturale del movimento”. E chi altri può metterlo a fuoco, se non la maestrina che calò l’Unità nel format: “Se non ora, sarà per la prossima reincarnazione”?

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