Il Cav. e l’8 marzo. Considerazioni sull’esistenza di Dio

Ora, c’è un nuovo presidente che antropologicamente parlando non si farebbe invitare a una cena galante

Ora, c’è un nuovo presidente che antropologicamente parlando non si farebbe invitare a una cena galante, ma che comunque al Quirinale l’ha invitato. Ora, anche noi, nel nostro piccolo, forse forse la stagione di mettersi in mutande, ma vivi, e in trucco e parrucco, l’abbiamo messa un po’ da parte, perché è vero che nel gran mare del cosmo nulla si perde, ma poi alla fine tutto scorre, e non ce ne voglia Grossman (Vasilij). Ora, che il patto del Nazareno tenga ancora a lungo e meglio del Molotov-Ribbentrop, ci si può puntare un euro e anche no. Il punto non è nemmeno che si voglia sempre e comunque fare il controcanto agli altri, ma è certo che se quelli del Travaglio ce l’avessero fatta a eleggere Magalli, forse oggi, oltre al Cav., lui invitava pure le ballerine. Così non si lamentino, al Fatto, che il Cav. possa ritornare nel mondo “delle giovani donne mostrando i benefici effetti della ‘rieducazione’”. (L’hanno scritto, sì). Su tutto questo, insomma, non abbiamo più niente da recriminare. Ma per quelle di Se Non Ora Quando, per quelli del corpo delle donne, per la Guzzanti, per quelli delle dieci domande e peggio ancora per quelli che la Boccassini, ah, la Boccassini. Per tutti loro, che ieri Silvio Berlusconi abbia avuto 45 giorni di sconto di pena, e possa lasciare Cesano Boscone in data 8 marzo, dando per una volta un senso alla Festa delle donne. Ecco. Il giudice a Strasburgo lo stiamo ancora aspettando. Ma che Dio esiste, cazzo se è provato.

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