Dama Bianca e retate a effetto, il contorno mediatico del giorno della prima quirinalizia

Non vorrei essere divisivo, basta e avanza Prodi.

Non vorrei essere divisivo, basta e avanza Prodi. Ma il giorno della prima, i giornali si dividevano come cime ineguali tra #dueballeQuirinale e un’epifania di bizzarri revenant, fantasmi della morta gora informativa dei giorni di stracca, quando c’è soltanto da intrattenere i lettori. Scultoreo come un bronzo di Riace, ecco “l’ndranghetoso che rideva”, pura mitologia investigativa. Stavolta il terremoto è in Emilia, ma “il patto di sangue” tra mala e politica e “i nostri voti ti portano in cielo” sono quelli delle indagini migliori: 160 arresti, non ne sentiremo parlare. E poi, la Dama Bianca. Do you remember la Dama Bianca, quella che era nello staff di indovina chi e in quello della regione indovina quale (a proposito, Mafia Capitale che fine ha fatto, col prossimo cargo di revenant?) e passava i metal detector con derrate di cocaina più invisibile di Gianni Cuperlo quando fa una dichiarazione? Rieccola, verbali alla mano e filotto di arresti (daje Angelino, è in giorni come questo che il cittadino vuol sapere che al Viminale non si dorme mai). Mancava Erri De Luca, zombie coi baffi, però mannaro: “Sabotare è verbo nobile”. Tutti sospinti verso la schiuma della pagina, credo, da un vuoto d’aria sottostante. Ma sopra a tutti, più revenant che mai, quasi una Sibilla Cumana, la vera Dama Bianca, intesa Michaela Biancofiore: “Abbiamo capito che gli piace fare il furbetto” (Renzi). “E quando l’avreste capito?”. “L’altro giorno”. Apperò, un’autentica veggente di Medjugorje. En attendant la First lady, Dama Bianca tutta la vita.

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