L’orecchio di Passera per il ritmo dell’entrata in campo

Dio sa se ne abbiamo bisogno “noi italiani”, per dirla orgogliosa come un Della Valle.

Dio sa se ne abbiamo bisogno “noi italiani”, per dirla orgogliosa come un Della Valle. In questo momento che piovono leader come start-up, figaccioni alla Tsipras (e pure Podemos Iglesias, sputaci sopra). Insomma serve eccome uno che si prenda il kairos, che varchi il potamos. E abbia il senso del tempo: inteso Zeitgeist, ma inteso soprattutto tempo scenico. Vuoi fare un partito che abbia tre mantra virali, che nessuno mai li aveva pensati, manco alla Leopolda: famiglia, impresa e stato più semplice? Liberale e liberista, ma moderato che punta al centro. (Maddai?). Vuoi che si noti, vuoi Italia Unica? Per fare certe cose, diceva l’Enzo, ci vuole orecchio. Aspetta che il vecchio molli, aspetta almeno che al Royal baby passi il climax orgasmizzante di quello che spacca il culo ai passeri. Ma se hai i tempi di inserimento di Cerci al Milan; se scendi in campo al Pinciano per lanciare il tuo partito italiano e unico proprio il sabato (31) in cui tutti sono al Quirinale a vedere il nuovo presidente, pure se non ci fosse, vuol dire che manca “il pacco, immerso dentro al secchio”. Per Alastair Campbell, le cattive notizie è meglio darle a ridosso dei grandi eventi, così non se ne accorgono. Vuoi vedere che Corrado Passera ne sa una più del vecchio Alastair? Tanto ci ha pensato, tanto ha aspettato che alla fine entra in scena sfidando il fuori sincrono. Ma un banchiere che scende in politica dovrebbe avere il fiuto. (Quello, per dire, che ti fa comprare mezza Banca Etruria prima che varino il Popolarum).

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