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ArchivioNuovo Cinema Mancuso

2012

di Roland Emmerich, con John Cusack, Chiwetel Ejiofor, Amanda Peet, Oliver Platt, Thandie Newton

Il mondo non fu creato in un solo giorno. Rispettosamente, il regista dei disastri impiega quasi tre ore per distruggerlo, dopo averlo scombussolato assai: sotto l’Everest, per esempio, urla e biancheggia il mare; le Hawai sono tutto meno che un posto da vacanza. Orson Welles diceva che il cinema è il più bel giocattolo che un bambino cresciuto possa sognare. Roland Emmerich condivide, e finché fa lavorare l’ufficio crolli & eruzioni tutto va bene. Quando una coppia dice “sento che qualcosa ci sta dividendo”, e nel supermercato si apre una crepa larga un metro, nessuno pretende dai personaggi qualche spessore. Basta che corrano veloci e si mettano ripetutamente nei guai. Purtroppo a metà film prende il comando il dipartimento “mondo nuovo”, ovvero: “saprà l’umanità far tesoro di questa terribile lezione?”. Lo spettatore comincia a spazientirsi, spera che i capi di stato e gli scienziati illuminati e gli scrittori di “Addio Atlantide” (copie vendute ai soli parenti stretti, tema: sono gli ultimi giorni dell’umanità, l’uomo sarà lupo per l’uomo? oppure nasconderà le zanne e tenderà la zampa?) e che più spazio sia lasciato al miliardario russo. L’unico che riesce a far partire una Bentley con il comando vocale, ma chiede sconti sulle tette nuove della fidanzata. Il 2012 viene dal calendario Maya, e le apocalittiche teorie che circondano la data sono ben spiegate in un video che il matto Woody Harrelson mostra a John Cusack: abbiamo apprezzato soprattutto il dinosauro che sbotta “oddio, ci risiamo!”. Poiché Roland Emmerich è un catastrofista spiritoso, mette nel film la stessa frase che noi pronunceremmo, la fatidica mattina del 21 dicembre dell’anno prossimo venturo: “La cosa che mi irrita di più è dover dar ragione a quei pezzenti con i cartelli e la scritta ‘pentiti, la fine è vicina’”. Cose notevoli: i computer dell’apocalisse – oblige la produzione Sony Entertainment - sono Sony Vajo, non i soliti Apple. Il film partecipa al progetto “Impatto zero”, stava scritto sulle note per la stampa, e proprio mentre stavamo per far battute sulla Hollywood ecologica, abbiamo letto meglio: le nuove foreste messe a dimora compensano soltanto le emissioni di CO2 generate dalla distribuzione nelle sale. Roba minima, quando uno ha distrutto Yellowstone con una colata di lava e costruito giganteschi set semoventi per simulare i terremoti.

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di Mariarosa Mancuso

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