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ArchivioNuovo Cinema Mancuso

FUNNY PEOPLE

di Judd Apatow, con Adam Sandler, Eric Bana, Seth Rogen, Leslie Mann

Vita da comici. Judd Apatow era il ragazino sfigato che viene scelto per ultimo quando si formano le squadre. Troppo piccolo e minuto per la sua età, cominciò a prendersi in giro da solo per evitare che lo facessero gli altri. A undici anni trascriveva le puntate del “Saturday Night Live” per studiarle e imparare i segreti del mestiere. A diciassette anni cominciò a fare lo stand-up comedian, solo con un microfono davanti a un pubblico generalmente ostile (cominciò così anche Woody Allen, e ancora prima faceva il battutista per conto terzi). Poco dopo era pronto per la radio, dove fece conoscenza con Jay Leno, Jerry Seinfeld e il suo idolo Steve Martin. A venti prese casa con Adam Sandler, e quando non era in giro a far serate riprendeva il collega con una telecamerina mentre combinava scherzi telefonici, infallibili come l’uomo che scivola sulla buccia di banana. I filmini originali, sgranatissimi, aprono “Funny People”. E’ terza pellicola firmata Judd Apatow dopo “40 anni vergine” e “Molto incinta”. Si era dato dieci anni per sfondare: contandoli a partire dai diciassette sarebbero scaduti nel 1994, quando era già sceneggiatore per il “Ben Stiller Show”. Aggiungendone una manciata – sono comunque un paio appena oltre i quaranta – è diventato il grande tessitore della nuova commedia americana: da “Anchorman” a “Talladega Nights”, da “Forgetting Sarah Marshall” a “Superbad”, da “Pineapple Express” a “Anno Uno” (nelle sale dal 6 novembre). Come ogni comico arrivato, vien colto dalla voglia di girare un film, se non triste, almeno malinconico. Per quel che gli riesce: anche in presenza di gravi malattie, bilanci sulla vita che se ne va, voglia di ricuperare gli affetti sinceri lasciando perdere le groupies che hanno allietato le sue nottate, Adam Sandler sfodera l’intero repertorio. Dal woodyalleniano al pecoreccio alla petomania, passando per tutte le tappe intermedie, compreso l’umorismo da sitcom e il cinico sghignazzo sul karaoke di famiglia (immagini originali, anche in questo caso: la figlia di Apatow alla recita scolastica), il regista e primo attore si divertono parecchio. Lo spettatore sta come sull’ottovolante: a volte si ride da pazzi, altre volte sembra il solito film del comico che si secca di essere considerato tale, poi arriva uno spassoso Eric Bana, poi qualcosa va perso nella traduzione.

di Mariarosa Mancuso

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