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ArchivioNuovo Cinema Mancuso

FA’ LA COSA SBAGLIATA – THE WACKNESS

di Jonathan Levine, con Ben Kingsley, Famke Jansen, Josh Peck

Rudolph Giuliani mica aveva tutti i torti, quando decise di ripulire la città. In “Fa’ la cosa sbagliata” rappresenta il grande nemico, odiato allo stesso modo da un giovanotto middle class nell’estate fatidica che precede la partenza per il college, da una banda di neri che si sfondano i timpani con l’hip hop, da uno psicoanalista con i capelli lunghi e il pizzo (l’uno e l’altro, incolti e grigi). Il terzetto è tenuto insieme da una massiccia quantità di droghe leggere e pesanti. Il neodiplomato spaccia erba nel quartiere – nascondendola dentro un vecchio carrettino dei gelati, e mai che un bambino si avvicini per chiedere un cono al cioccolato, al parco sembrano esserci solo hippies fuori di testa. Lo strizzacervelli si fa abbondantemente rifornire per uso personale, e per inseguire adolescenti bionde con le treccine: in cambio offre sedute dove il più savio è certamente il diciottenne, che vende droga perché i genitori litigano come dodicenni, si dividono il letto dormendo uno sotto le coperte l’altra sopra (il padre ha perso quasi tutti suoi averi in speculazioni sbagliate). I neri armati e muscolosi fanno da grossisti e da colore locale, in un film illuminato – tranne quando è giorno, cioè quasi mai – da una luce giallastra fissa. Siamo nel 1994 (da qui Giuliani, appena diventato sindaco), il film ha vinto il premio del pubblico al Sundance Film Festival, le scene migliori sono i business plan. Meglio vendere tanto a poco, oppure forzare la mano con i ricarichi? A sballare i calcoli, è la cotta dell’allievo-paziente-socio in affari per la figlia del laureato in psichiatria, che quando incontra i fornitori fa gli straordinari interpretando i loro sogni: quando il nero in canottiera apprende che all’origine di tutto c’è la mamma, ha l’aria prima sperduta e poi convinta (in “Terapia e pallottole” il mafioso Robert De Niro reagisce peggio, minacciando Bill Crystal con la memorabile frase: “Io frocio, tu morto”, ci vorrà la dottoressa Melfi dei “Soprano” per riportare l’orologio avanti, nell’era della distensione). Il titolo rubato a Spike Lee, che farà causa per i troppi bianchi nel film, contiene la morale della favola nera. A volte per fare la cosa giusta bisogna passare dall’altra parte della legge. In fondo, il nostro eroe vuole solo una famiglia armoniosa e una fidanzata carina. Prima di andare al college, deadline per la perdita della verginità. Da sobri, se no non vale.  

di Mariarosa Mancuso

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