Ecco i film che meriterebbero di vincere tutti i premi a Venezia

Se solo le giurie capissero che il cinema è divertimento

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Mariarosa Mancuso e Anselma Dell'Olio

Ecco i film che meriterebbero di vincere tutti i premi a Venezia

Lasciamo la Mostra di Venezia presi d’amore e incantamento per il Mostro della Laguna Nera, meraviglioso con le sue squame verdi e blu in “The Shape of Water” di Guillermo del Toro. La prima scintilla fu registrata a una proiezione del film di Jack Arnold, visto quando ancora esistevano le cineteche (da tempo senza più dibattito) che mettevano in programma le vecchie pellicole a 3D. Servivano allora gli occhialini di cartone, con una lente di plastica rossa e una di plastica verde. Il regista messicano rende omaggio alla storia del cinema - prima di Tarantino, si intende, erano gli anni 60 - e meriterebbe tutti i premi. Se solo le giurie dimostrassero un amore pari al suo per il cinematografo. Lasciamo la Mostra di Venezia presi d’amore e incantamento per Frances McDormand, così brava che le basta aggiustare lo specchietto retrovisore in macchina, e nessuno riesce più a staccarle gli occhi di dosso (l’hanno fischiata invece i fotografi, non trovandola abbastanza disponibile e sorridente, in effetti aveva i modi bruschi di Olive Kitteridge, o la si ama o la si odia). Anche il film di Martin McDonagh – “Three Billboards Outside Ebbing, Missouri” – meriterebbe tutti i premi, più una menzione speciale per le lettere d’addio lasciate dal suicida. Se solo le giurie capissero che il cinema è divertimento, e che tra una sparatoria e l’altra - qui anche le bombe molotov, la mamma è furiosa con lo sceriffo che non trova l’assassino della figlia - passano rabbie e dolori.

   


 

Nel cinema d’autore, noia e pretese. Non sarebbe una novità, ma arriva sempre un giovane regista italiano a confermarlo. “Hannah” di Andrea Pallaoro sembra la caricatura di se stesso a cominciare dalla prima scena (l’hanno pure messo in concorso, assieme a “Una famiglia” di Sebastiano Riso - per dire il livello, Ennio Fantastichini fa l’artista gay, non sarebbe ora di dire “basta”?). Una coppia avanti con l’età sta cenando, si fulmina la lampadina, il marito cambia la lampadina, finiscono la cena, sparecchiano, vanno a letto.

  


 

Basta per far sapere allo spettatore: “Sbadiglierai, e non potrai lamentarti. Ho messo i vecchi, ho messo Charlotte Rampling con le pieghe tristi attorno alla bocca, ho evitato non solo una trama ma anche le minime informazioni utili a trascorrere due ore con antipatici sconosciuti (subito a rivedere ‘Dunkirk’, di Christopher Nolan facendo ta-ta-ta-tà quando sparano)”. Ricatti così ne abbiamo visti tanti a questa Mostra. Solo gli americani hanno avanzato riserve su “The Leisure Seeker” di Paolo Virzì, gli Old Boys erano Donald Sutherland e Helen Mirren. Del tutto inedito il ricatto di Abdellatif Kechiche in “Mektoub”, considerato dai fan l’unico serio candidato al Leone d’oro. Chiappe di fanciulle scatenate in discoteca - anche una treenne sculettante nel twerking - celebrate come cinema d’avanguardia.

 

Mariarosa Mancuso


 

Sul Red Carpet il cast di “Angels Wear White” (Venezia’74). L’attrice che fa la receptionist zoccola in abito di tulle soft dusty rose; seguiva le linee del corpo senza fasciarlo, scollatura a barca, maniche accennate e spalle scoperte fino alla vita. Wow. L’alta, filiforme regista Vivian Qu in pantaloni al polpaccio svasati neri e décolleté bianche. All’Excelsior Marina Confalone, artista napoletana (“Signor Rotpeter” di Antonietta De Lillo) portava un enorme basco Potemkin color senape con camiciona di seta in tinta, scarpe chiuse bianche. (Il bon ton insegna: le scarpe bianche sono vietate dopo il 31 agosto. Mah.) Con Marina la super uff stampa Nicoletta Billi, toujours easy chic in abito a fiori su sfondo nero e slingbacks rosso pompeiano. Passa Valeria Golino (“Il colore nascosto delle cose” FC) inseguita da cacciatori di selfie, in gonna nera, cardigan prugna, maglietta bianca e décolleté suéde nero e prugna: sembrava la preside di un liceo hip. Ieri sera visto per la prima volta lo speciale tv “Da Venezia è tutto” (Rai3) condotta da Concita De Gregorio: occhialoni con montatura zigrinata, abito pantalone nero castigato con jais, tacchi a spillo neri. Buona la scaletta che racconta la giornata alla Mostra, con ospiti e artisti diversi (Boris Sollazzo e Fabio Ferzetti, e Meher Tatna, pres. del Foreign Press Association che assegna i Golden Globes ieri sera) alternati a registi come Giovanni Totaro (“Happy Winter” FC) Paola Turci ha parlato del premio Sound Track che la sua giuria assegna a Alexandre Desplat (“Downsizing”, “The Shape of Water”) e ha cantato a cappella “La paloma”. All’Excelsior il bravo uff stampa Pierluigi Manzo (“Loving Pablo”) con Javier Bardem e Penelope Cruz. Pigi cura anche il bel film ceca “The Teacher”, uscito ieri nelle sale. Da vedere. Il miglior bar-hangout del Lido è El Pecador, Lungomare D’Annunzio 30100. E’ un vecchio autobus rosso inglese a due piani: sotto lo sportellone che si apre su cucina e banco, tavolini sotto gli alberi, e al primo piano la veranda per guardare il mare. L’allure è da hippy invecchiati bene, con gabbietta bianca per uccellino finto e un teschio di bue cornuto come nel Far West, con vasta scelta di ottimi panini caldi giganti fatti ad hoc a prezzi bassi. Il nostro preferito, hamburger mix manzo-salciccia, provola affumicata, cipolla caramellata, pomodoro, guacamole e salsa messicana. Burp. Non sperate che vincano l film migliori: non succede quasi mai. Martedì i premi di Pulcinella.

 

Anselma Dell'Olio

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