Sogni, aborigeni non da cartolina e domande rimaste senza risposta

La sceneggiata napoletana dei Manetti, il vangelo secondo Jim Carrey e tutto quello che vi siete persi alla Mostra del cinema di Venezia

Sogni, aborigeni non da cartolina e domande rimaste senza risposta

Foto LaPresse

AMMORE E MALAVITA dei Manetti Bros. (concorso)

Morti che raccontano la loro triste vicenda ne abbiamo visti. Morti che nella bara cantano – e si lamentano perché non riconoscono nessuno al proprio funerale – sono una novità. La sceneggiata napoletana dei Manetti (i fratelli Marco & Antonio, cultori del cinema di genere) osa e vince: ballano i pazienti all’ospedale, i sicari, le serve che asciugano i bicchieri, i turisti felici rapinati a Scampia. Tutto bello, ma qualcosa per amor di ritmo bisognava tagliare.

  

LOVING PABLO di Fernando Leon de Aranoa (fuori concorso)

  

Una donna innamorata fa tutto per il suo uomo, soprattutto se lui le riempie la valigia con rotoli di banconote. “E’ sempre stato il mio sogno” spiega allo spettatore la giornalista televisiva Penelope Cruz. Nella realtà, Virginia Vallejo, colombiana, amante del narcotrafficante Pablo Escobar. Finiti i soldi nella valigia, ha arrotondato con “Loving Pablo, Hating Escobar”. Telenovela, come il film.

 

  

JIM AND ANDY - THE GREAT BEYOND di Chris Smith (fuori concorso)

   

Il vangelo secondo Jim Carrey. Siamo sicuri di essere noi? Il mondo non sarà tutto un truman show? Son più vero quando recito o quando non recito? Lo sapevate che sono posseduto dall’anima di Andy Kaufman? Era costui un comico spiazzante, in proprio – playback alla Jerry Lewis o lettura integrale del “Grande Gatsby” – e nei panni di Toni Clifton, una specie di Borat americano. Fantastici i materiali d’archivio, e i retroscena sul set di “Man on the Moon”.

   

SWEET COUNTRY di Warwick Thornton (concorso)

 

Sono due ore, lascio? Sarebbe meglio un’ora e mezza, per un film che ha tutto – trama, attori, sguardo sul continente australiano, atmosfere da western – ma inciampa nel montaggio. Nel 1929, un aborigeno (non da cartolina) uccide un bianco (neanche lui da cartolina) che gli ha violentato la moglie. Viene inseguito e processato. Fuori dal saloon, su un lenzuolo, proiettano “The Story of the Kelly Gang”, girato nel 1906 e dedicato al più famoso fuorilegge degli antipodi.

  

Mariarosa Mancuso

  


Habemus goody-bag! Alle 20,30 si festeggiava all’Aurora Beach “Gatta Cenerentola”. Resta da capire perché il film italiano più degno di concorrere per il Leone d’oro è stato sbolognato a Orizzonti. Perché è animazione? Ma per favore. In breve non hanno saputo riconoscere la smagliante superiorità di “Gatta”, né per il primo film del gruppo napoletano, la filosofica “L’arte della felicità” (2013) deviato sulle Giornate degli Autori. Alla cena c’erano Sandro Parenzo, distributore del film (Videa), i produttori Maria Carolina Terzi e Luciano Stella, i quattro artisti realizzatori Alessandro Rak (regista) Ivan Cappiello, Marino Guarnieri, Dario Sansone. Moltissimi ospiti si sono poi ritrovati alla festa di Ciak later, dove si ballava grazie al dj Gerry Pulci e il vocalist Principe Maurice.

 

Refreshments solo alcolici: Ca’ d’oro e acqua Sant’Anna: son tempi duri, sweetcheeks. Tra gli ospiti Gabriele Mainetti (“Lo chiamavano Jeeg Robot”) Alberto Barbera, Jasmine Trinca e quasi tutta la giuria dei Leoni d’oro, Giuseppe Piccioni, regista e presidente della giuria di Venezia Classici, Maria Pia Calzone (la voce di Cenerentola) Paolo Del Brocco (Raicinema) James Toback (“The Private Life of a Modern Woman” FC). Il regista maverick è qui anche perché sta girando un documentario sui festival del cinema. Abbracci festosi quando al Casinò Toback incontra John Landis (“Animal House” “Blues Brothers”) alla Mostra con “Michael Jackson’s “Thriller” versione 3D. Da Ciak, pure i fratelli Manetti (“Ammore e malavita”, Venezia 74) Barbara Salabé (Warner Bros) Claudio Santamaria. La mitica Daniela Santanché, editrice di Ciak cambia look: jeans, giacca con paillettes, camicia bianca con colletto tirato su alla James Dean.

 

Detassis era in coat lungo e top di seta (Mali Parmi) pantaloni neri (Cuccinelli) e orecchini africani con fili a ventaglio e pietra turchesi: groovy & low cost. I gadget: da “Gatta” shopper nero con DVD della bella colonna sonora. Goody Ciak: un gel (Ceative Walk) smalto rosso Orly, e un fighissimo bracciale rock di pelle con inciso l’Ave Maria in latino di Amen (sic). Per la prima volta in decenni sono spariti dal gift bag della dirigenza gli occhiali Persol e i prodotti L’Oreal. Al loro posto un solitario rossetto (sob).

   

Anselma Dell'Olio

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