Quegli attori che non riescono a lasciare la loro vita spericolata sul set

C'è sempre chi finisce per portarsi il lavoro a casa. E fa nella realtà quello che dovrebbe soltanto fingere di fare. Recitando

Quegli attori che non riescono a lasciare la loro vita spericolata sul set

Justin Bieber in una foto scattata dalla polizia nel 2014

#notfun #neveragain ha scritto qualche giorno fa Justin Bieber, sotto la propria foto segnaletica scattata nel 2014 (addosso, ha una casacca arancione, come predica la serie carceraria “Orange is the New Black”). Faceva gare fuori pista con una Lamborghini a nolo, dopo aver esagerato con alcol e droga. Per la generazione precedente, era Lindsay Lohan a farsi beccare spesso al volante senza patente e con un sovrappiù di cocaina. Altro salto all’indietro: Hugh Grant beccato con la prostituta a Los Angeles nel 1995. Altro balzo, fino al 1938. Di fronte alla macchina fotografica della polizia, con il numero sotto il mento, sta un giovanissimo e non ancora famoso Frank Sinatra. Accusato di aver sedotto – promettendole il matrimonio – una signorina “dall’ottima reputazione”. Molte altre, tra cui un Bill Gates poco più che ventenne (guida senza patente) e una Jane Fonda che mostra il pugnetto chiuso, sono in “Arrestati”: controstoria del ’900 in 366 foto segnaletiche curata da Giacomo Papi (edizioni ISBN).

 

“Mugshot” si chiamano negli Stati Uniti: “Mug” era una parola dello slang britannico per dire “faccia”, l’alternanza di fronte/di profilo fu stabilita nel 1888 dal poliziotto francese Alphonse Bertillon. Vengono scattate quando gli attori fanno fuori dal set quel che dovrebbero soltanto fingere di fare, e solo sul set. Poi dovrebbero scordarsi la vita spericolata e tornare nei ranghi. Suggeriva il britannico Laurence Olivier: non c’è nessun bisogno di vivere per strada e non lavarsi per una settimana; se hai la parte di un barbone – ultimo esempio pervenuto, Richard Gere in “Gli invisibili” di Oren Moverman – basta recitare. Insomma, fingere.

 

Però c’è sempre chi finisce per portarsi il lavoro a casa. Steve McQueen, per esempio, scappava e correva nei suoi film, in macchina o in motocicletta, senza controfigure o stuntman. Aveva il piede pesante sull’acceleratore anche fuori pista: nel 1972 fu arrestato in Alaska per eccesso di velocità (nella foto segnaletica ha una camicia a pois e i segni di un pugno sul naso). Uscì su cauzione e non si fece più vedere da quelle parti. Oppure Bela Lugosi: prese tanto gusto a recitare la parte di Dracula che anche nella sua villa losangelina dormiva in una bara foderata di raso (pigiama o camicia da notte non si sa, ma è sicuro che da morto lo vestirono con il mantello nero del vampiro).

 

Il più bel modo di portarsi il lavoro a casa è innamorarsi dell’attrice con cui stai recitando. Steve McQueen fu campione anche in questo. Nel 1973 fuggì con Ali MacGraw, sua partner sul set di “Getaway!” diretto da Sam Peckinpah. Aggravante: lei era la moglie del produttore del film, Robert Evans. Angelina Jolie ora dice peste e corna di Brad Pitt, ma gli faceva gli occhi dolcissimi sul set di “Mr e Mrs Smith”.

François Truffaut in riformatorio a Villejuif finì molto prima di fare il regista, a tirarlo fuori per avviarlo alla più onesta carriera fu il critico André Bazin. Storiche sono le foto segnaletiche di Gavrilo Princip, che nel 1914 a Sarajevo assassinò l’arciduca Francesco Ferdinando, e di John Wilkes Booth che sparò a Abramo Lincoln. Qualche giorno fa lo ha evocato Johnny Depp, mentre delirava sul tema “attori che uccidono presidenti”.

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