Codardie progressiste, migranti, amori e omaggi. I film presentati a Cannes fino a qui

Quattro pellicole in concorso al festival del cinema francese, raccontate dalla nostra inviata

Codardie progressiste, migranti, amori e omaggi. I film presentati a Cannes fino a qui

Cannes 70 (foto LaPresse)

THE SQUARE di Ruben Ostlund, con Claes Bang (concorso)

Sotto la valanga, la femmina protegge i figli mentre il maschio afferra il cellulare e scappa. Nessuno si fa male – la slavina era programmata – ma la moglie comincia a guardare il consorte con occhi diversi. Era la trama di “Forza maggiore”, girato dallo svedese nel 2014. Qui son di scena altre codardie, altre ipocrisie, altri ricatti tra personcine colte, educate, progressiste. Per dire: curatori di gallerie d’arte contemporanea che si interrogano sullo statuto della medesima. Poi corrono a sbrigare una faccenda delicatissima: l’uomo delle pulizie ha buttato giù una montagnetta di ghiaia esposta al museo, bisogna rifarla prima che qualcuno se ne accorga. Se avesse una trama sarebbe perfetto, così è una raccolta di spassose vignette.

UN BEAU SOLEIL INTERIEUR di Claire Denis, con Juliette Binoche (Un Certain Regard)

“Ho tanto amore da dare” potrebbe essere il titolo italiano (“ha il sole dentro” era nella pubblicità della passata di pomodoro). Pittrice, divorziata e parigina, Juliette Binoche cerca il grande amore. Per prove ed errori. Si destreggia tra il banchiere che non lascerà mai la moglie, l’attore giovane indeciso a tutto, il corteggiatore impresentabile ma devoto, l’ex marito riscaldato, uno rimediato in un locale di provincia. Altrettante variazioni sulla scena, in automobile, “deciditi a baciarmi e sali da me”. Spietato e divertente, con una tirata anti-campagnola da applauso.

JUPITER’S MOON di Kornel Mundruzco, con Merab Zinidze (concorso)

Tra i migranti, prima in camion e poi sul canotto. Tema venuto a noia, svolgimento da gran regista d’azione. E lì il film si impunta, a neanche un quarto d’ora dall’inizio, quando il migrante colpito da tre pallottole si rialza da terra e si libra nell’aria. Sarà un angelo? Un salvatore dell’umanità? Un supereroe? Di sicuro fa la via crucis dell’immigrato siriano in Ungheria, e viene sospettato di terrorismo. Prima di pensare “per fortuna non andrà in sala”, sappiate che Screen International lo mette tra i favoriti per la Palma d’oro.

BARBARA di Mathieu Amalric, con Jeanne Balibar (Un Certain Regard)

Gerard Depardieu ne ha cantato il repertorio, in teatro e nell’album “Depardieu chante Barbara”. Omaggio appassionato di un vero fan e di un vero amico. Il regista Mathieu Amalric prende un’attrice (Jeanne Balibar) e le fa recitare la parte di un’attrice (tale Brigitte) scritturata da un regista – sempre Amalric, che però finge di chiamarsi Yves Zand - per girare un film su Barbara. Confusi e narcisi, tutti quanti. Barbara è un pretesto.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi