Ecco il nuovo diploma green degli atenei pontifici

Ecogiustizia, clima e spiritualità ecologica. Obiettivo diffondere la visione dell'enciclica di Papa Francesco Laudato Si’

Ecco il nuovo diploma green degli atenei pontifici

Roma. “Educazione e spiritualità ecologica”, “ecogiustizia” per “comprendere il nesso tra l’immigrazione e i cambiamenti climatici”, “economia sostenibile” per “ascoltare il grido dei poveri e della terra e incontrare testimoni di speranza impegnati a invertire la rotta nella direzione dell’ecologia integrale”, “peccato ecologico e conversione ecologica”, “l’antropocentrismo moderno e la visione meccanicistica della natura”. Il russo Vladimir Sergeevic Solovev, quello de L’Anticristo, avrebbe forse qualcosa da ridire sul programma del joint diploma in Ecologia integrale istituito da tutte e sette le università pontificie messe assieme, “in risposta alla forte richiesta che Papa Francesco rivolge a tutte le persone di buona volontà nell’enciclica Laudato Si’”.

 

Un percorso quinquennale, diviso in sei moduli – che poi sono i sei capitoli in cui è articolata l’enciclica –  che vanno dalla domanda su cosa stia “succedendo alla nostra casa comune”, alla spiegazione sulla “radice umana della crisi ecologica”, fino all’approfondimento delle “linee d’azione” . Quest’ultimo, è il modulo 5, sarà coordinato da Tomás Insua, del Global Catholic Climate Movement, da sempre in prima fila nel denunciare che l’uomo è la causa di tutto ciò che di brutto sta accadendo sul pianeta: dallo scioglimento degli iceberg nell’Artico fino allo spreco d’acqua, tant’è che si suggerisce di preferire la doccia al bagno nella vasca. C’è anche una petizione, già presentata al Papa (con tanto di corredo fotografico a testimoniarlo) in cui si spiega che è fondamentale ridurre “la tua impronta ecologica”, visto che “viaggiando in automobile il motore brucia benzina che crea una certa quantità di CO2” e si raccomanda di “pregare perché la famiglia umana faccia un’azione incisiva per risolvere la crisi climatica, perché si prenda cura della creazione di Dio, dei poveri e delle generazioni future”. L’invito è a “includere questa intenzione di preghiera nella tua preghiera personale e in quella della liturgia della tua comunità”. Un passo ulteriore, si potrebbe dedurre, rispetto allo spettacolo di qualche tempo fa, quando delfini, scimmioni e altri validi esemplari del sistema faunistico furono proiettati, con tanto di sottofondo costituito da “rumori della natura”, sulla facciata di San Pietro, per sensibilizzare il popolo fedele sull’importanza di far fronte ai cambiamenti climatici.

 

A Radio Vaticana, il coordinatore del progetto, padre Prem Xalxo, ha detto di prevedere “una rivoluzione culturale dei valori che siano orientati verso la cura della Casa comune. Questo è quello che potrebbe portare avanti la ricerca scientifica e i percorsi educativi e che, alla fine, potrebbe influenzare la visione politica ed economica sulla cura della Casa comune”. L’obiettivo finale, ha aggiunto il coordinatore – capofila è la Pontificia università Gregoriana – è quello di “diffondere la visione e la missione che Laudato Si’ affida alla chiesa tramite la formazione: in questo modo si potrà far fronte con profonda cognizione di causa alle urgenti richieste contenute nella predetta enciclica”. Il primo settembre, il Vaticano diffondeva il Messaggio congiunto di Francesco e Bartolomeo I di Costantinopoli in occasione della III Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato, in cui si ribadiva che “l’ambiente umano e quello naturale si stanno deteriorando insieme, e tale deterioramento del pianeta grava sulle persone più vulnerabili. L’impatto dei cambiamenti climatici si ripercuote, innanzitutto, su quanti vivono poveramente in ogni angolo del globo”.

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Commenti all'articolo

  • carlo schieppati

    05 Settembre 2017 - 14:02

    A Brescia è' morta una bambina di malaria. Io so che il"movimento ecologista" ha avuto una data di inizio: il 27 settembre 1962, con la pubblicazione di un libro THE SILENT SPRING di tale Rachel Carson, una che s'era messa in mente che il DDT fosse cancerogeno. Con il DDT il problema della malaria sembrava risolto poi, con questi sospetti l'OMS l'ha proibito è la malaria ha ripreso a colpire. Le stime più prudenti calcolano in 25 milioni le persone morte per malaria che si sarebbero potute salvare se l'impiego del DDT non fosse stato vietato. Naturalmente non era vero che fosse cancerogeno e infatti l'OMS ne ha riammesso l'impiego negli anni novanta. Non si sa se hanno fatto più vittime Hitler, Stalin o gli ecologisti.

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