Il biologo Richard Dawkins

L'ateo Dawkins scopre che il mondo tollera i suoi insulti a Dio ma non ad Allah

Antonio Gurrado

Conferenza annullata a Berkeley per le sue critiche all'islam

Con trentadue dollari, se passate da Berkeley, potete acquistare un biglietto per ascoltare Richard Dawkins presso la libreria indipendente Book Passage mercoledì 9 agosto. Il costo comprende una copia autografata del suo nuovo libro “Science in the Soul” (Bantam Press) e, soprattutto, la possibilità di assistere di persona al modo in cui il sulfureo biologo commenterà la disavventura che l’ha portato lì. Originariamente infatti l’intervento era previsto alla stessa ora, stesso giorno, ma una trentina di chilometri più in là, in una sede noleggiata dall’emittente radiofonica KPFA, in onda dal 1949 e di chiara matrice progressista. Il sito della radio al momento ha in programma eventi live con musicisti maliani e sindacalisti pacifisti; non più invece l’incontro con Dawkins, che qualche giorno fa è stato cancellato a causa dei termini offensivi in cui lo scienziato – ateo notorio, autore di “The God Delusion” – si era espresso nei confronti dell’islam.

 

Un comunicato di radio KPFA spiega di avere cancellato l’evento a causa “dei discorsi insultanti di Dawkins contro i musulmani. Il discorso che abbiamo considerato comprende asserzioni sul fatto che l’Islam sia la più cattiva delle religioni del mondo”. Una email di scuse inviata a chi aveva già acquistato il biglietto per la presentazione distingueva l’invito a Dawkins, rivoltogli sulla base dell’eccellente portata scientifica dei suoi saggi, dall’impossibilità che la radio potesse “appoggiare discorsi dannosi. KPFA sostiene con enfasi la vera libertà di parola ma non i discorsi insultanti. Ci scusiamo per non avere avuto sin da subito una più vasta conoscenza delle posizioni di Dawkins”.

 

Il blog Friendly Atheist si è scatenato alla ricerca di quali potessero mai essere i discorsi islamofobi che hanno causato la censura a Dawkins, rintracciando, oltre a occasionali sfuriate su Twitter, alcune dichiarazioni rese in giugno al Daily Telegraph il cui senso è stato estrapolato e rimaneggiato dalla pavida radio. Nell’intervista Dawkins non dava addosso ai musulmani ma arguiva di volerli piuttosto difendere dagli eccessi – misoginia, omofobia, mutilazione genitale, pena di morte per gli apostati – dei regimi islamici estremisti e dell’Isis. In questo senso, argomentava, andava interpretata la sua asserzione che l’islam fosse la più cattiva religione del mondo: “Ciò non significa che tutti i musulmani siano cattivi, ben lungi. I singoli musulmani patiscono l’islam più di chiunque altro”.

 

Chissà cosa dirà Dawkins, ora che una libreria indipendente gli ha restituito il diritto di parlare a Berkeley. In una delle città che al mondo più si picca di progressismo, tolleranza e ampiezza di vedute, potrebbe provare che effetto fa riprendere le sue reazioni a caldo dopo la cancellazione, quando ha accusato la radio, di cui è fedele ascoltatore, di non essere stata scrupolosa nel fact checking. Lo ha irritato che KPFA si fosse limitata a fumosi accenni a discorsi offensivi senza citare i virgolettati, che l’avrebbero scagionato. Già che c’è, Dawkins potrebbe magari ribadire che “pur essendo noto come frequente critico del cristianesimo, non sono mai stato tacitato per questo”, come ha dichiarato alla stampa britannica.

 

E’ sorprendente che perfino un tizzone d’inferno come Dawkins si trovi nella necessità di difendere la tolleranza cristiana di fronte a un’operazione di censura radical chic: “Perché dare carta bianca all’islam?”, ha chiesto, “Perché va bene criticare il cristianesimo ma non criticare l’islam?”. E’ sorprendente anche, a ben vedere, che la KPFA avesse programmato la presentazione in una chiesa protestante, la First Congregational Church of Berkeley. I parrocchiani potranno tuttavia consolarsi assistendo, qualche giorno prima dell’evento cancellato, a uno spettacolo di comicità lesbica del duo Jenny e Vickie, in ottemperanza al motto della chiesa che è “progressisti con fede”. Evidentemente a Berkeley i cristiani sono progressisti con la propria fede ma conservatori con quella altrui; pazienza.

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