Il Papa in Egitto: "Meglio non credere che essere un falso credente"

Si è concluso il programma della due giorni di Francesco al Cairo. Quindicimila persone alla messa celebrata stamattina. Ieri gli incontri con il Grande imam di al Azhar, Tawadros II e il presidente Sisi

Il Papa in Egitto: "Meglio non credere che essere un falso credente"

Il Papa durante la messa celebrata al Cairo (LaPresse)

Roma. Con l’incontro del primo pomeriggio al Seminario patriarcale copto-cattolico di Madi, a sud del Cairo, si è concluso il viaggio di Francesco in Egitto. Due giorni intensi, il primo di incontri con i rappresentanti del potere politico (il presidente Abdel Fattah al Sisi) e con le autorità religiose, dal Papa copto Tawadros II al Grande imam di al Azhar, Ahmed al Tayyeb. L’unico bagno di folla previsto c’è stato questa mattina, quando davanti a quindicimila persone (non solo cattolici) il Papa ha celebrato la messa, nell’iperprotetto stadio dell’Aeronautica militare.

 

E’ qui che Bergoglio ha ricordato “quante volte l’uomo si auto-paralizza, rifiutando di superare la propria idea di Dio, di un dio creato a immagine e somiglianza dell’uomo! Quante volte si dispera, rifiutando di credere che l’onnipotenza di Dio non è onnipotenza di forza, di autorità, ma è soltanto onnipotenza di amore, di perdono e di vita!”. “Per Dio – ha aggiunto il Papa – è meglio non credere che essere un falso credente, un ipocrita!”. La “fede vera”, infatti, “è quella che ci rende più caritatevoli, più misericordiosi, più onesti e più umani; è quella che anima i cuori per portarli ad amare tutti gratuitamente, senza distinzione e senza preferenze; è quella che ci porta a vedere nell’altro non un nemico da sconfiggere, ma un fratello da amare, da servire e da aiutare; è quella che ci porta a diffondere, a difendere e a vivere la cultura dell’incontro, del dialogo, del rispetto e della fratellanza; ci porta al coraggio di perdonare chi ci offende, di dare una mano a chi è caduto; a vestire chi è nudo, a sfamare l’affamato, a visitare il carcerato, ad aiutare l’orfano, a dar da bere all’assetato, a soccorrere l’anziano e il bisognoso”.

 

Più tardi, ai seminaristi ha elencato sette tentazioni che i consacrati incontrano ogni giorno sulla loro strada. Tra queste, l’individualismo e “il faraonismo” (“cioè l’indurire il cuore e chiuderlo al Signore ai fratelli; la tentazione di sentirsi al di sopra degli altri e quindi di sottometterli a sé per vanagloria”).

 

Ieri, prima l’incontro con il Grande imam di al Azhar, Ahmed al Tayyeb e poi con il Papa copto Tawadros II. Davanti al primo, Francesco ha ribadito la necessità di “smascherare la violenza che si traveste di presunta sacralità”, dal momento che “la religione non è un problema, ma è parte della soluzione”. E’ però doveroso e quantomai urgente “escludere qualsiasi assolutizzazione che giustifichi forme di violenza”.

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Commenti all'articolo

  • maurizio guerrini

    maurizio guerrini

    02 Maggio 2017 - 15:03

    A molti credenti pare sufficiente la propria confessione per aver licenza di giudicare chiunque, sostituendosi all'Eterno e sentendosi superiori a chi, non avendo il dono della fede, se ne rammarica, accetta in cuor suo l'ineluttabile e si comporta amorevolmente con chi gli è nemico, credenti (falsi) per primi.

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  • luigi.desa

    30 Aprile 2017 - 13:01

    Aammiratori non credenti di Bergoglio non hanno fede nel suo dio ma hanno fede in lui. Boh,fa ridere. Pio XII aveva ben donde di invocare la pace immerso nella guerra. I successori solo esibizioni. Per la fiction geopolitica Woityla e Reagan distrussero l'Urss . Fu una spintarella .Il mostro sovietico era traballante da anni ai piedi della croce e il suo crollo fu a causa di se stesso,senza un rublo in cassa . Dopo Pio XII i papi hanno fatto ,al pari di certi atleti o artisti famosi , gratis et amore dei , esibizioni . Bergoglio con il suo incessante blablà non è più efficace di loro. Parla parla e il solo effetto è il levarsi i salmi dei suoi fans .Un teatro urbi et orbi con milioni di spettatori . Un vera star televisiva.Come prete don Abbondio aveva una umanità , il suo confessare di avere paura, che Francesco si sogna. Brutta scelta il nome ,arrogante ,superficiale.Il famoso esecrato peccato di orgoglio , quasi nomen omen.

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  • erisso59

    erisso59

    30 Aprile 2017 - 09:09

    Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio. (Gv 3, 17-18)

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  • gianni.rapetti

    30 Aprile 2017 - 09:09

    Ma è Eugenio Scalfari il ghost writer di Francesco?

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