La grande battaglia vaticana per decidere chi punirà i preti pedofili

Cosa c'è dietro la querelle tra Müller e Marie Collins

La grande battaglia vaticana per decidere chi punirà i preti pedofili

Il cardinale Müller

Roma. Le dimissioni di Marie Collins dalla pontificia commissione per la Tutela dei minori si riproponevano di “scuotere un po’ l’albero”, aveva detto la scorsa settimana il cardinale Pietro Parolin, segretario di stato. I refoli in effetti hanno smosso le fronde, al punto che il prefetto della congregazione per la Dottrina della fede, il cardinale Gerhard Ludwig Müller, è intervenuto nella disputa con ben due (lunghe) interviste: la prima, venerdì, alla Faz. La seconda, domenica, al Corriere della Sera. Obiettivo non dichiarato ma palese: smontare le accuse all’ex Sant’Uffizio diffuse a mezzo stampa dalla signora Collins. Quest’ultima, annunciando la scelta di andarsene in modo irrevocabile – negli ultimi anni più volte ha minacciato le dimissioni – aveva dichiarato che dal dicastero guidato da Müller era arrivata scarsa (per non dire nessuna) collaborazione. La curia, era il j’accuse, remava contro l’operazione di trasparenza e pulizia intrapresa dalla commissione. Le cose non stanno così, spiega il prefetto al quotidiano tedesco: “Il Pontefice ha istituito la commissione per la Tutela dei minori per far capire che l’abuso è un delitto grave, che deve essere combattuto. Non è tuttavia compito della commissione quello di coadiuvare la congregazione per la Dottrina della fede, che è competente sulla maggior parte dei casi di abuso”.

 

Quanto agli ostacoli che l’organismo guidato dal cardinale Sean Patrick O’Malley si sarebbe trovato dinanzi, Müller spiega che “la commissione ha solo inoltrato una richiesta formale chiedendoci di scrivere lettere alle vittime per mostrare la vicinanza della chiesa alla loro sofferenza. Ma quest’atto della cura pastorale è un compito dei vescovi nelle loro chiese particolari e dei superiori generali degli istituti religiosi, che sono più vicini”. Non è finita qui, perché Marie Collins ha deciso di intervenire nuovamente con una serie di precisazioni che ha trovato spazio sul sito cattolico americano Crux. Collins risponde all’articolo del vaticanista John Allen, che nei giorni scorsi aveva definito “inevitabili” le dimissioni, anche per una sorta di conflitto interiore tra il fatto d’essere stata abusata da un sacerdote quand’era bambina e il dover far parte ora di una commissione chiamata a studiare il modo di sradicare tale fenomeno. “Non sono le vittime degli abusi dentro la commissione il problema, bensì la resistenza al cambiamento da uomini della curia!”, ha chiosato. Il problema, però, va oltre le dichiarazioni di Marie Collins e le repliche del cardinale Müller. E’ il dibattito, interno al Vaticano, sull’eventualità di togliere alla congregazione per la Dottrina della fede il potere di indagare sui casi di abuso sessuale da parte di ecclesiastici. A beneficiarne sarebbe la congregazione per il Clero, come accadeva fino ai primi anni Duemila. Prima, cioè, che Giovanni Paolo II promulgasse il motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela, che riconduceva il potere d’inchiesta all’ex Sant’Uffizio (allora guidato da Joseph Ratzinger).

 

E’ qui che si gioca la reale partita, con la prospettiva di depotenziare il dicastero presieduto dal cardinale Müller, opzione che non pochi oltretevere vedono di buon occhio, soprattutto per riportare in gioco i vescovi locali, aggirando così le presunte “resistenze” di cui proprio la Dottrina della fede – secondo le accuse di Marie Collins e del suo collega Peter Saunders, che le dimissioni le aveva presentate già un anno fa – sarebbe responsabile. Non è un caso che nelle ultime sue interviste, Müller abbia rivendicato con forza che è la sua congregazione ad avere il potere d’intervento e non altri, sottolineando altresì che non c’è alcuna diversità di vedute con Francesco. Il rischio concreto, però, è che nella querelle ci vada di mezzo proprio il Papa, come accaduto durante il pontificato di Benedetto XVI. Qualche segnale s’è già visto: l’Associated Press, un paio di settimane fa, scriveva che “Papa Francesco ha ridotto le sanzioni contro un manipolo di preti pedofili, applicando la sua visione di una chiesa misericordiosa anche sui suoi peggiori trasgressori”. 

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