Il cardinale Scola: sull’immigrazione non bastano “scaltre analisi intellettualistiche”

E’ necessario affrontare questo processo storico “senza cedere alla comprensibile paura. Lo dobbiamo alle vittime del terrorismo e ai martiri”, ha detto l’arcivescovo di Milano

Il cardinale Scola: sull’immigrazione non bastano “scarse analisi intellettualistiche”

Il cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano (LaPresse)

Roma. “L’immigrazione, lo scambio tra culture e società, con l’incremento dei rapporti interculturali e interreligiosi hanno di fatto messo in moto un processo inevitabile e di lunga durata che ci vede coinvolti”, ha detto il cardinale Angelo Scola nell’omelia celebrata in Duomo, a Milano, in occasione della solennità dell’Epifania. “L’apertura universale dell’Epifania è un invito rivolto a noi tutti ad affrontare questo processo di storica portata senza cedere alla comprensibile paura e tanto meno all’insidiosa tentazione intellettualistica che si appaga di scaltre analisi”, ha spiegato, aggiungendo che “né bastano i pur necessari provvedimenti legislativi”. Semmai, “ci è chiesto di agire in unità con tutta la famiglia umana e le sue diverse articolazioni, secondo l’ideale dell’amore e di un’autentica amicizia civica. Lo dobbiamo alle vittime degli efferati episodi terroristici e ai loro cari. Ce lo chiedono i non pochi martiri e la grande massa degli esclusi, scartati da un sistema sociale dominante spesso iniquo”.

 

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 Il problema, dunque, è come l’Europa affronta questo immane problema. “Sono profondamente convinto che se guardiamo dal punto di vista socio-politico al grande travaglio dell’occidente – preferisco parlare di ‘travaglio’ e non di ‘crisi’ – vediamo che i problemi dell’Europa sono legati a un riemergere dei nazionalismi (forse troppo precipitosamente liquidati), al terrorismo, a un certo modo di affrontare l’immigrazione, alla finanza e alla politica. Sono come chiavi che vanno rimesse in gioco”, diceva Scola nell’intervista concessa al Foglio lo scorso agosto.

 

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Di terrorismo e paura, l’arcivescovo di Milano aveva parlato anche durante il pontificale di Natale, domandandosi quale posizione il cristiano dovesse assumere dinanzi alla minaccia: c’è la paura, “cioè la prima istintiva reazione che è appunto lo scopo del terrorismo”. Quindi la legittima richiesta di più sicurezza, che però “non è tutto”, perché “per quanto sofisticati siano i sistemi di difesa, ci sarà sempre una falla, il tallone di Achille”. Quel che serve sono “l’educazione, la cultura e la testimonianza”.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    07 Gennaio 2017 - 15:03

    La domanda, fuori da ogni ipocrisia, quella vera, da porsi è: "Può la "politica", in senso lato, cioè la gestione dell'economia, della cultura, del sociale, del quotidiano, svincolarsi dai condizionamenti, dai vincoli, dai molteplici, opposti interessi che sono i pilastri portanti di ogni azione umana? Rispondono NO, "le scaltre analisi intellettualistiche", quelle che da millenni s'aggrovigliano sul "come dovrebbe essere" senza riuscire a produrre un modello universalmente accettato e condiviso. L'utopia dell'uguaglianza ha generato un proliferare di disuguaglianze frazionate, che a loro volta sono la dimostrazione dell'inutilità, del baco intellettuale, originario del rincorrere il "come dovrebbe essere". Eh sì, non possiamo sottrarci al "Sempre corsi e mai non giunsi il fine"

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  • maurizio guerrini

    maurizio guerrini

    07 Gennaio 2017 - 10:10

    Speranza nell'educazione, nella cultura e nella testimonianza? Credo sia evidente la secolare sopraffazione della panvillania, della panidiozia e della negazione di Dio e di sé da parte dell'Europa, talmente tronfia ed ignorante da ritenersi culturalmente superiore ad ogni religione, al punto di irridere l'unica vera possibilità per chi non vorrà convertirsi all'Islam o alla morte dell'anima: riconoscere Cristo e a Lui convertirsi !

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  • giesse

    07 Gennaio 2017 - 10:10

    Ma se, come natura ha voluto, il colore della pelle, i tratti distintivi indicano un'origine geografica ben definita, che esiste da sempre e che ha generato culture diverse, un modo di vivere e concezioni diverse, perché ora si vuole amalgamarle definendo ciò come ricchezza per tutti? Se solo si guarda il colore, metti insieme il nero, marroncino, giallo, rosso, bianco... vien fuori una tinta simil-paglierino che è oggettivamente un impoverimento. O sbaglio?

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  • info

    06 Gennaio 2017 - 20:08

    Eminenza, più che “inevitabile il processo” è stato caldeggiato da una politica inetta, e dalla Chiesa. Chi da lustri invocava una politica a favore della famiglia è stato ignorato, col risultato che al posto della famiglia si è favorito una politica sul genere, e nelle chiese incominciamo a vedere tappetini orientati in direzione della Mecca. Non raccontiamoci che gli eventi ci hanno preso alla sprovvista. Non è vero! Adesso il problema diventa un “travaglio”, e la soluzione sarebbe “l’educazione, la cultura e la testimonianza”. Rimane solo da decidere chi dovrà impartire la lezione, i preti o gli imam. Visto che la proposta è partita da lei, dia una risposta.

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