Un processo a Francesco

Un Papa che non capisce i princìpi non negoziabili è per me, che sono laico e devoto, un filosofo che non accetta la ragione, la mette di lato, che risolve tutto nella storia. Il pamphlet di Valli con postilla sul relativismo all’ingrosso

papa francesco

Papa Francesco (foto LaPresse)

Dall’interno della chiesa o se preferite del mondo cristiano-cattolico è nato e si consolida un “caso Bergoglio”. Il Papa è messo in discussione apertamente. Cardinali dissenzienti, tra i quali l’ottimo Arcivescovo emerito di Bologna Carlo Caffarra, così simile a Pio IX nel volto ottocentesco, rispettosamente scrivono al Beatissimo Padre sul “divorzio cattolico” della Amoris laetitia, esortazione pontificia seguita ai famosi due sinodi sulla famiglia, e non ricevono altra risposta se non una sorta di censura morale, più qualche controverso sberleffo...

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  • alexrossi_us

    14 Dicembre 2016 - 00:12

    Ne capisco il senso ma non sono tanto sicuro circa l'affermazione che il magistero cattolico sia stato fino a Francesco una testimonianza contro la riduzione di tutto a storia. Il Cattolicesimo ha pretese di identificazione con la storia che vanno oltre magistero e dottrina. Per gli amanti del logos, laici e devoti, ci sono Agostino e la Riforma.

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  • mquve.odessa

    13 Dicembre 2016 - 23:11

    Bravissimo Ferrara! Attendevo da tempo un articolo in cui un "ateo devoto", come egli stesso ama definirsi, descrivesse la cifra stilistica di un Pontificato quantomeno ambiguo, per essere generosi. Personalmente, la misericordia pelosa di Papa Francesco mi pare postuma, in due sensi: da una lato, sancisce la sconfitta di Sant'Agostino, dall'altro la vittoria di Pelagio, entrambe post-mortem a distanza di milleseicento anni di Storia del Pensiero e della Chiesa. C'è di che andarne fieri, per questo Pontificato: non capita mica a tutti di devastare in poco meno di quattro anni l'eredità de "La Città di Dio".

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  • gaetano.tursi@virgilio.it

    gaetano.tursi

    13 Dicembre 2016 - 15:03

    Era il 2011 quando Nicholas Carr (quello di “Internet ci rende stupidi?”) scatenò un dibattito planetario con la sua provocatoria (?) confessione: “Mi manca il mio vecchio cervello, Google ci rende stupidi”. Parallelamente, nel mondo si andava intronizzando una “ragione” incapace di senso critico, ancora più “barbara” di quella stigmatizzata da Vico “tutta spiegata che si diede a calunniare la verità”: una ragione totalmente liquida, istintiva ed emozionale, svincolata dal quadro normativo naturale che ha retto la nostra civiltà da millenni e che, semplicemente, ha abrogato la verità senza neppure l’onere di doverla più calunniare. Per dirla con Ferrara, anche questo non pare “un evento minore nella storia del mondo”. E ad un mondo antropologicamente instupidito (per dirla con Nicholas Carr) che - con la lodevole eccezione di qualche ateo devoto - non “capisce” più la ragione, forse serve proprio “il misticismo dell’abbandono interiore alla misericordia e al perdono di Dio".

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  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    13 Dicembre 2016 - 13:01

    Riflessioni che condividiamo in molti. Ma il fatto che Bergoglio sia solo apparentemente italiano oriundo è importante, perché di fatto è il primo Papa della storia non italiano né europeo ma terzomondista sudamericano di fatto di cultura e di sensibilità. Per questo io mi chiedo se sia troppo pretendere da lui una continuità magisteriale coi suoi predecessori. E in fondo come credente cattolico mi basta il catechismo domanda-risposta di San Pio X, i Papi precedenti, e I messaggi della Madonna da Medjugorje, che cominciai a leggere sul Giornale del laicissimo Montanelli, puntualmente riportati in un trafiletto ogni 26 del mese. Tutto questo mi basta e me n'avanza.

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    • Massimo

      13 Dicembre 2016 - 20:08

      Insomma : Cattolicesimo à la carte !

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