Caro Papa ti scrivo

Dottrina in dubbio, lettera cardinalizia a Francesco. Che non risponde.

Papa Francesco

Papa Francesco (foto LaPresse)

Cinque domande al Papa per chiarire i dubbi sulla corretta interpretazione dell’esortazione Amoris laetitia, il documento promulgato da Francesco al termine del doppio e lacerante Sinodo sulla famiglia. A spedirle in Vaticano, con tanto di nota esplicativa e stringata premessa, sono stati quattro cardinali: Carlo Caffarra (arcivescovo emerito di Bologna), Joachim Meisner (arcivescovo emerito di Colonia), Raymond Leo Burke (patrono dell’Ordine di Malta) e Walter Brandmüller (presidente emerito del Pontificio comitato di Scienze storiche). Nessuna volontà di alimentare lo scontro, scrivono, né di essere considerati “ingiustamente avversari del Santo Padre e gente priva di misericordia”. Più banalmente, la constatazione di “un grave smarrimento di molti fedeli e una grande confusione, in merito a questioni assai importanti per la vita della chiesa”. La lettera è stata resa pubblica perché Francesco non ha mai risposto agli interrogativi avanzati dai quattro porporati lo scorso 19 settembre. Eppure, le domande erano strutturate secondo lo schema con cui vengono abitualmente inviate le interpellanze alla congregazione per la Dottrina della fede e cioè risolvibili con un semplice sì o no.

 

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Il commento del presidente dell’Acton Institute al lungo discorso di sabato del Papa davanti ai movimenti popolari. In quella sede, Francesco aveva rilanciato il j’accuse contro il denaro, “idolo che regna invece di servire, tiranneggia e terrorizza l’umanità”: il problema è conciliare l’idea di una libera economia con la dottrina sociale della chiesa.

 

Affare meno impegnativo, insomma, delle lunghe lettere che il Papa ha spedito al clero di Buenos Aires per benedire l’interpretazione più aperturista possibile riguardo l’esortazione. Il dubbio, messo nero su bianco dai quattro porporati, è che alla luce del capitolo ottavo di Amoris laetitia (quello più controverso sulla riammissione alla comunione dei divorziati risposati) l’insegnamento di san Giovanni Paolo II non sia più valido o, quantomeno, sia in contraddizione con le nuove deliberazioni. Il Pontefice ha scelto di soprassedere, lasciando Meisner, Burke, Caffarra e Brandmüller senza risposta. Dietro questi ultimi, però, c’è una larga parte dell’episcopato mondiale posizionata sulla stessa linea – per averne conferma è utile ricordare che il via libera “in certi casi” al riaccostamento alla comunione dei divorziati risposati è passato per un solo voto – che è rimasta sottotraccia, preferendo non esporsi pubblicamente col rischio di apparire, nel battage mediatico, come rappresentanti della categoria dei cuori duri tanto biasimata da Bergoglio o strenui oppositori del corso misericordioso delineato dal cardinale Walter Kasper.

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