Il Papa: "Lutero ha messo la Parola di Dio nelle mani del popolo"

Intervista di Francesco alla Civiltà Cattolica a pochi giorni dal viaggio in Svezia. Sul fondamentalismo: "Non si può fare la guerra in nome della religione, è una bestemmia".
Il Papa: "Lutero ha messo la Parola di Dio nelle mani del popolo"

Papa Francesco partirà lunedì alla volta della Svezia (LaPresse)

Roma. "Lutero ha fatto un grande passo per mettere la Parola di Dio nelle mani del popolo. Riforma e scrittura sono le due cose fondamentali che possiamo approfondire guardando alla tradizione luterana". A dirlo è il Papa in un'intervista esclusiva concessa alla Civiltà Cattolica quando mancano ormai pochi giorni al viaggio in Svezia, dove parteciperà alla commemorazione ecumenica dei 500 anni della Riforma luterana. "La mia speranza e la mia attesa sono quelle di avvicinarmi di più ai miei fratelli e alle mie sorelle. La vicinanza fa bene a tutti. La distanza invece ci fa ammalare. Quando ci allontaniamo – ha detto Francesco – ci chiudiamo dentro noi stessi e diventiamo monadi, incapaci di incontrarci. Ci facciamo prendere dalle paure". Invece, "bisogna imparare a trascendersi per incontrare gli altri. Se non lo facciamo, anche noi cristiani ci ammaliamo di divisione". "Non si può essere cattolici e settari. Bisogna tendere a stare insieme agli altri. Cattolico e settario – ha proseguito – sono due parole in contraddizione. Per questo all'inizio non prevedevo di celebrare una messa per i cattolici in questo viaggio: volevo insistere su una testimonianza ecumenica. Poi ho riflettutuo bene sul mio ruolo di pastore di un gregge cattolico che arriverà anche da altri paesi vicini". "Allora, rispondendo alla fervida richiesta della comunità cattolica, ho deciso di celebrare una messa. Volevo che la messa fosse celebrata non nello stesso giorno e non nello stesso luogo dell'incontro ecumenico per evitare di confondere i piani".

 

Il Pontefice, però, ha parlato anche di altre questioni che esulano dal viaggio a Lund di lunedì prossimo. Uno dei temi affrontati è il significato dell'incontro interreligioso di Assisi: "C'erano tutte le religioni che hanno contatto con Sant'Egidio. Ho incontrato coloro che Sant'Egidio ha contattato: non ho scelto io chi incontrare", ha osservato Francesco. "Ma erano in tanti, e l'incontro è stato molto rispettoso e senza sincretismo". "Non si può fare la guerra in nome della religione, di Dio: è una bestemmia, è satanico". Riguardo la strage di Nizza dello scorso 14 luglio, il Papa ha detto che "quel pazzo che ha commesso quella strage lo ha fatto credendo di farlo in nome di Dio. Pover'uomo, era uno squilibrato! Con carità possiamo dire che era uno squilibrato che ha cercato di usare una giustificazione nel nome di Dio. Per questo l'incontro di Assisi è molto importante".

 

Ma vi è anche un altro tipo di terrorismo, a giudizio di Francesco, cioè quello delle chiacchiere: "C'è un terrorismo interno e sotterraneo che è un vizio difficile da estirpare. Descrivo il vizio delle mormorazioni e delle chiacchiere come una forma di terrorismo: è una forma di violenza profonda che tutti abbiamo a disposizione nell'anima e che richiede una conversione profonda. Il problema di questo terrorismo è che tutti possiamo metterlo in atto. Ogni persona è capace di diventare terrorista anche semplicemente usando la lingua. Non parlo delle liti che si fanno apertamente – ha detto – come le guerre. Parlo di un terrorismo subdolo, nascosto, che si fa buttando parole come 'bombe', e che fa molto male". A giudizio del Pontefice, "la lingua si può riempire di veleno mortale" e "questo terrorismo è difficile da domare".

 

Infine, un pensiero ai cristiani perseguitati in medio oriente: "Io credo che il Signore non lascerà il suo popolo a se stesso, non lo abbandonerà. Quando leggiamo delle dure prove del popolo di Israele nella Bibbia o facciamo memoria delle prove dei martiri, constatiamo come il Signore sia sempre venuto in aiuto del suo popolo. Ricordiamo nell'Antico Testamento l'uccisione dei sette figli con la loro madre nel libro dei Maccabei". Il cristiano, ha chiosato il Papa, "sa che c'è speranza. Il sangue dei martiri è il seme dei cristiani: lo sappiamo da sempre".

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi