L'esercito iracheno libera Qaraqosh, la più grande città cristiana della Piana di Ninive

Annuncio simultaneo delle Unità di mobilitazione popolare irachene e dell'esercito iracheno: la più grande città cristiana della Piana di Ninive è stata liberata dalla presenza delle milizie califfali. Due anni fa, da qui iniziò il grande esodo verso il Kurdistan.
L'esercito iracheno libera Qaraqosh, la più grande città cristiana della Piana di Ninive

Un soldato pulisce una statua della Madonna, a Qaraqosh (via @pmu_english)

Roma. L'immagine emblematica è quella postata sul profilo Twitter delle Unità di mobilitazione popolare irachene: un sodato che pulisce e ricolloca al suo posto una statua della Madonna. E' il segno che Qaraqosh, il più grande insediamento cristiano della piana di Ninive, occupato dalle milizie dello Stato islamico il 7 agosto 2014. La notte precedente, i curdi avevano ripiegato più a nord, determinando il grande esodo che nell'estate di due anni fa interessò le popolazioni cristiane irachene, minacciate dalle truppe del sedicente Califfato. Si stima che almeno centomila cristiani lasciarono Qaraqosh, centro strategico posto tra Mosul ed Erbil.

 

Ieri, l'esercito iracheno ha annunciato la riconquista della città, tassello fondamentale nel contesto della grande e annunciata operazione che dovrà portare alla liberazione di Mosul che ha già ricevuto la "benedizione" delle più alte gerarchie episcopali locali. La notizia è stata subito confermata dalle Unità di mobilitazione popolare, che hanno diffuso decine di immagini a testimoniare la vittoria sui jihadisti. Poche ore dopo, a Erbil, nel Kurdistan iracheno, centinaia di cristiani scappati da Qaraqosh si sono riversati nelle chiese cittadine, con candele in mano. Canti, danze e soprattutto preghiere hanno salutato la liberazione della loro città.

 

Nei due anni di occupazione califfale, diverse chiese di Qaraqosh erano state adibite a centri di tortura. L'avevano riferito al Sunday Times, già nel 2014, due sacerdoti iracheni scappati a Baghdad. Nelle chiese, avevano rivelato i sacerdoti, erano stati rinchiusi soprattutto cristiani, "costretti a convertirsi all'islam. Tutte le croci e le statue della Madonna erano già state distrutte".

 

Uno dei simboli dell'esodo cristiano da Qaraqosh era divenuta Myriam, una bambina di dieci anni (oggi ne ha dodici) che nonostante fosse stata improvvisamente costretta ad abbandonare i luoghi a lei familiari, aveva implorato il perdono divino sui persecutori. Suo padre, dal container in cui era ospitato, diceva: "Posso essere triste, ricco, povero, questo non cambierà mai la fede che ho in Dio".

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