Come l’enciclica ha alimentato la retorica antiumanistica sulla natura

“La natura è il creato, incontaminato e dolce, l’uomo è il suo distruttore”. Dimenticando che l’uomo e la donna  sono, per chi crede, creato anch’essi. Anzi è il creato del sesto giorno: il suo scopo.
Come l’enciclica ha alimentato la retorica antiumanistica sulla natura

I funerali delle vittime del terremoto ad Amatrice (foto LaPresse)

Al direttore - Ecco ci sono riusciti. Ci giravano intorno. Aveva cominciato il Papa con quella Laudato si scritta  come un manifesto di propaganda, laico militante: “La natura è il creato, incontaminato e dolce, l’uomo è il suo distruttore”. Dimenticando che l’uomo e la donna  sono, per chi crede, creato anch’essi. Anzi è il creato del sesto giorno: il suo scopo. E l’uomo modificando la natura ha popolato la terra, allungato la vita, addomesticata la Natura. Fossi un credente, esalterei l’opera dell’uomo come il capolavoro vero di chi lo ha creato. Fare un albero è banale. E la chimica lo spiega tranquillamente. Fare la mente e l’intelligenza resta invece un mistero, anche per la scienza. E’ l’uomo il vero capolavoro del creato, per chi crede. I primi a dirlo dovrebbero essere i preti. E smetterla con questa retorica antiumanistica che sposta sull’uomo le catastrofi naturali. Il Vescovo di Rieti è arrivato a dire: “Il terremoto non uccide, a uccidere sono le opere dell’uomo”. E’ una affermazione grottesca, agghiacciante, falsa, irresponsabile, che insinua l’odio. Sono queste  le parole che la chiesa ha da dire alle vittime? Che a uccidere i loro cari, anche in un terremoto, sono stati altri uomini? E che devono fare ora le vittime se non odiare in eterno e non potere consolarsi mai? Chi è il Vescovo di Rieti per dare a tutti i morti del terremoto la terribile connotazione dell’omicidio? E’ un giudice, un poliziotto, un esperto che sa? Insulso.

 

Questa Chiesa inutilmente militante, che non fa più il suo mestiere, che nelle tragedie non si occupa delle anime ma fa comizi umani e profani, che non sa più accarezzare il dolore e aiutare le vittime a sopportarlo, che aizza anche lei alla piccola guerra tra gli uomini, che divide invece di unire, che sobilla egoismi terreni di fronte alle catastrofi naturali, a me indigna. Fa piacere agli uomini piccoli, a chi vive di politica, agli odiatori eterni. Ma a me indigna. Fa parte di un andazzo in cui nessuno più fa il compito per cui è pagato. E ognuno fa il mestiere di un altro: anche il prete. Che fa l’esperto di terremoti e stila sentenze umane e terrene. Non sono credente. E ho un’ammirazione sincera della fede: quella civile, compassionevole, umanistica della tradizione cristiana e giudaica, si intende. Ma, di fronte alle meschinità del Vescovo di Rieti mi verrebbe di ribattere, a me ateo, con la domanda di Elie Wiesel un grande credente, un grande ebreo, con una ben diversa religiosità, umanistica e carica di passione per gli uomini e le donne: “Dov’eri Dio, quando si compiva la Shoah?”. Non c’entra? C’entra.

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