Il falso scandalo del cardinal Bertone letto attraverso i giornali che lo alimentano

L’attico di Bertone non esiste. Non esistendo l’attico, non esiste nemmeno la terrazza di Bertone, che è comunale. L’appartamento al terzo piano di Bertone è come metri quadrati la metà di quanto scritto dai giornali e inculcato nella testa scema dell’opinione pubblica galvanizzata contro le superspese dei cardinali Faraoni - di Giuliano Ferrara
Il falso scandalo del cardinal Bertone letto attraverso i giornali che lo alimentano

Il cardinale Tarcisio Bertone, ex Segretario di stato vaticano (foto LaPresse)

Alcune precisazioni preliminari. Non ero alla famosa cena da Vespa, in via Gregoriana, con i potenti e il cardinal Bertone. Mi sarei aspettato una reazione allo scandalo da parte loro, che so io, un plastico, un dibbbbbattito, ma pazienza. L’unica volta che ho visto Bertone, a parte forse una stretta di mano all’ambasciata italiana presso la Santa Sede nel corso di un ricevimento, è stato in tv, guardacaso proprio da Vespa. C’era anche Andreotti. Si discuteva di Giovanni Paolo II e del famoso attentato. Andreotti e Bertone sostennero che era un affare di trafficanti di droga; nel mio candore notorio io dissi, e mi guardarono come un pazzo, che si trattava di Kgb, e che Andropov non era certo uno stupido, come dimostravano le indagini prima dei depistaggi da Ragion di stato: sapeva che eliminare con un sicario turco Giovanni Paolo II, Papa polacco, era una garanzia di quieto vivere per il comunismo internazionale e il regime sovietico. Il salesiano Bertone era seduto vicino a me, se non ricordo male, e provava fastidio fisico per l’impertinenza: la teoria ufficiale era “spaccio di droga più intervento divino della Madonna di Fatima”, io in quel contesto ero in effetti un po’ spiazzato. Devoto ma laico, chissà.
 
Svolgimento del tema sul filo dei fatti. L’attico di Bertone non esiste. Non esistendo l’attico, non esiste nemmeno la terrazza di Bertone, che è comunale. L’appartamento al terzo piano di Bertone è come metri quadrati la metà di quanto scritto dai giornali e inculcato nella testa scema dell’opinione pubblica galvanizzata contro le superspese dei cardinali Faraoni. Ma l’appartamento di Bertone, quale che sia la quadratura attribuita, non esiste, non è di Bertone: è del Governatorato, cioè del Vaticano, è un appartamento di servizio come ce ne sono a decine, a centinaia nella vasta foresta romana del Real Estate vaticano. Bertone dunque non ha fatto alcuna speculazione immobiliare, non si è fatto ristrutturare il “suo” appartamento gigantesco con terrazza dalla Fondazione che governa l’Ospedale del Bambin Gesù, per la cura del manager finanziario vaticano dottor Giuseppe Profiti. Siamo lontani dalle case al Colosseo acquistate ad insaputa dell’acquirente, lontani dai gentili contributi di ristrutturazione per alloggetti di proprietà di politici e altre persone pubbliche da parte dei famosi “criccaroli” (Anemone e compagnia).
 
Lo scandalo non esiste né per dritto né per rovescio, e l’Espresso imprudente sputtana la sua stessa origine, “Capitale corrotta=Nazione infetta”, con la raccolta di espettorazioni del personale di sottocuria intriso di corruttela attualmente sotto processo in Vaticano, gentucola nevroticamente attaccata al potere e al denaro, che aveva carpito la buona fede del Papa francescano facendosi nominare, come la famosa femme fatale dal nome esotico, al vertice della finanza vaticana con un chirografo del pontefice (una nomina scritta a penna). Si è fatto di un sordido pettegolezzo lo spunto per una campagna ex post contro il papato ingenuo di Ratzinger, e contro il suo callido segretario di Stato.
 
Ora voi direte: ma come fai a dire queste cose? Io vi rispondo: le dico perché ho letto i giornali, in particolare l’Espresso e gli altri organi della gogna laicista e anticuriale. Le dico perché so leggere. Non sono scemo come l’opinione pubblica percepita. Non mi faccio impressionare. Non ho mai cenato con Bertone e i potenti, sono un puro fiore della pubblicistica nostrana, un tipo magari rozzo ma schietto che sa come l’uomo, creatura ondeggiante e vanagloriosa, s’impaurisce di fronte alla verità, in particolare quando affetta di dirla e sa e non sa di mentire, sa e non sa di spargere calunnia per motivi abietti. Mi domanderete: ma che cosa hai mai letto? Ho letto la lettera in cui, su carta intestata e con linguaggio più che ufficiale e repertoriato, il professor Profiti informa il cardinale che la Fondazione Bambin Gesù ha raccolto quasi il doppio dei fondi dell’anno prima dopo gli sforzi salesiani della combriccola che la custodisce e la protegge, e aggiunge che nella sua nuova residenza di ex, sua per modo di dire, terrazza o non terrazza, al terzo piano saliranno altri donatori che godono di questa occasione di esclusività e di intimità vaticana, e quindi cacceranno ancora più soldi per i bambini malati e per la ricerca. Dunque Bertone avrà la disponibilità, per lui e per le suore della sua piccola comunità, di un appartamento non suo, come cardinale emerito, in cui svolgere la funzione di fundraiser che ha già svolto con tanto successo, e le modalità sono queste e quelle, conclude il Profiti.
 
Ho letto anche la risposta di Bertone: dice che va tutto bene, ma i soldi della ristrutturazione – l’uomo non è fesso – saranno messi a disposizione da terzi, non dalla Fondazione. Infine Bertone passa a pagare alla cassa trecentomila euro, certificate dal Governatorato, per ristrutturare, a favore anche delle attività del Bambin Gesù, una casa non sua, che non è un attico, e che appartiene al Vaticano e andrà a qualche altro cardinale, o se del caso a qualche barbone travestito da cardinale, quando la chiesa sarà finalmente povera e per i poveri, e Bertone si sarà trasferito in un monastero a Vercelli o sarà, in un lasso di tempo il più lungo possibile, trasferito nella vita eterna. Poi c’è qualche pasticcio contabile legato al fallimento della ditta che ristruttura, cose che capitano spesso negli affari edilizi, e un colossale investimento in pettegolezzo, rancore, odio e spregevole calunnia il cui risultato è servito caldo caldo alla mensa dei media di combattimento.

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