Gli imam di Francia contro il modello Tariq Ramadan: “Aiuta gli estremisti”

La Conferenza degli imam di Francia “condanna” l’intervento del predicatore ginevrino (desideroso di ottenere la cittadinanza francese) pronunciato qualche giorno fa in occasione dell’annuale ritrovo dei musulmani del nord della Francia, a Lille. Per il Figaro, Ramadan sembrava il protagonista di Sottomissione, il libro di Michel Houellebecq.
Gli imam di Francia contro il modello Tariq Ramadan: “Aiuta gli estremisti”

Tariq Ramadan ha chiuso l'annuale ritrovo dei musulmani del nord della Francia a Lille

Roma. “I musulmani sono scioccati dalle parole e dalle provocazioni di Tariq Ramadan. Queste idee e ancor più questa ideologia di dominazione e arroganza porteranno la nostra società europea a entrare in conflitto con l’islam”. La Conferenza degli imam di Francia – organismo che nella République conta e non è solo un ente filantropico deputato a conteggiare il numero delle moschee sul territorio o a inanellare qualche comparsata televisiva – “condanna” l’intervento del predicatore ginevrino (desideroso di ottenere al più presto la cittadinanza francese) pronunciato qualche giorno fa in occasione dell’annuale ritrovo dei musulmani del nord della Francia, evento al quale era stato invitato a partecipare. Chiudendo il raduno andato in scena al Grand Palais di Lille, Ramadan aveva ribadito una delle sue massime predilette, e cioè che “l’islam è una religione francese ed europea”, che “la cultura della Francia è ora musulmana” al punto che “bisogna fare il possibile affinché essa sia considerata come una cultura musulmana tra le culture islamiche” e che “la lingua francese è lingua dell’islam”. Concetti più o meno analoghi aveva esplicitato lo scorso dicembre durante una conferenza alla prestigiosa Università di Lovanio (in compagnia di Massimo D’Alema) e poi in un articolo apparso sul prestigioso quotidiano belga Le Soir. “Vedendolo parlare davanti a un pubblico di tremila persone, tra cui molte donne velate e un pugno di uomini barbuti, si pensa subito a Mohammed Ben Abbes, il presidente musulmano che islamizza pacificamente la Francia in ‘Sottomissione’, l’ultimo romanzo di Michel Houellebecq”, ha scritto sul Figaro Alexandre Devecchio.

 

Il vicepresidente della Conferenza degli imam di Francia, Hocine Drouiche, conversando con il Foglio, è chiaro: “L’Europa è un continente cristiano e l’islam è una religione ‘nuova’ in questo continente. I musulmani sono una minoranza nelle società europee. In Francia, essi rappresentano il dieci per cento della popolazione, quindi è evidente che non ci troviamo in un paese islamico”. Inoltre, è impossibile definire “la cultura francese come musulmana. Quest’ultima è, per così dire, indipendente e diversa da quella islamica”. Una distinzione, aggiunge Drouiche, “che è chiara e anche abbastanza antica”. La dichiarazione di Tariq Ramadan viene bollata come “folle e non saggia. Quest’uomo sta diventando pericoloso per la capacità dell’islam e dei musulmani di convivere con gli altri in Europa. Il prossimo mese manifesteremo a Marsiglia e Parigi contro l’estremismo e l’odio”. Il punto che il numero due degli imam francesi tiene a chiarire è che “l’Europa non è un continente basato sul principio ‘nessun uomo, nessuna terra, nessuna cultura’. Le società europee, invece, esistono ben prima dell’islam e i musulmani devono rispettare queste culture e i valori europei. Il signor Ramadan non rappresenta i musulmani francesi ed europei”.

 

[**Video_box_2**]Il timore è che uscite del genere non facciano che alimentare il clima di intolleranza verso i profughi, per lo più di fede musulmana, che bussano ai confini dell’Unione europea, via terra e via mare. “Noi non dimenticheremo mai la pazienza e la generosità dei governi e dei popoli europei (soprattutto della popolazione italiana) nei confronti dei migranti e dei rifugiati. L’Italia è un paese davvero generoso, nonostante le difficoltà economiche e sociali”. La battaglia è tutta rivolta a non far prevalere le tesi “di questi estremisti e provocatori (qual è Ramadan) intenti a distruggere le nostre possibilità di convivenza nonché le nostre speranze”.

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