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Il genocidio dei cristiani mediorientali è il motore dell’incontro Papa-Kirill

L’annuncio del colloquio tra il Pontefice e il Patriarca di Mosca. Lo stato dei rapporti bilaterali, le partite geopolitiche

di Matteo Matzuzzi | 05 Febbraio 2016 ore 20:30

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L'incontro tra Papa Francesco e il Patriarca Kirill avverrà il 12 febbraio all'Avana

Roma. Per capire le ragioni dello storico incontro tra il Papa e il Patriarca di Mosca Kirill in programma all’aeroporto internazionale dell’Avana, il prossimo 12 febbraio (con la benedizione del presidente cubano Raúl Castro, gran mediatore dell’evento), è necessario leggere la nota diffusa ieri all’ora di pranzo dal Patriarcato russo. Il comunicato stampa congiunto dà conto della “gioia” provata nel dare il lieto annuncio e mette nero su bianco lo stato dei rapporti tra Santa Sede e Mosca. Pur essendo un punto di vista parziale, si sottolinea subito che i problemi sul tappeto rimangono tutti, e le due ore di colloquio riservato previste alla presenza dei soli interpreti non potranno sciogliere nodi che si trascinano da decenni e in qualche caso da secoli. C’è la questione degli uniati (i cristiani d’oriente fedeli a Roma) che – si legge nel corposo messaggio russo – “hanno devastato tre diocesi del patriarcato di Mosca nell’Ucraina occidentale tra gli anni Ottanta e Novanta”.

 

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Il menù del colloquio è top secret, ma da Mosca fanno sapere che se il piatto forte sarà la situazione dei cristiani in medio oriente, tempo adeguato sarà riservato a fare il punto sullo stato delle relazioni internazionali e, più in generale, sulla politica globale. Al termine dell’incontro, il Papa – che subito dopo partirà alla volta del Messico per il previsto viaggio apostolico – e Kirill firmeranno una dichiarazione comune, che si preannuncia articolata. Nessun evento religioso collaterale è previsto, forse anche per la location aeroportuale scelta. Già tra il 1996 e il 1997 le due parti sembravano ormai prossime ad accordarsi su un incontro tra Giovanni Paolo II e Alessio II in territorio austriaco, ma i negoziati saltarono all’ultimo a causa di problemi legati a quello che Mosca definì (e lo fa ancora oggi, senza attenuare i toni bellicosi dell’epoca) “il proselitismo dei missionari cattolici nel territorio canonico del Patriarcato” e l’attivismo “dei greco-cattolici in Ucraina”.

© FOGLIO QUOTIDIANO


ARGOMENTI KIRILL , PAPA FRANCESCO , CHIESA CATTOLICA , CHIESA ORTODOSSA , ECUMENISMO

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