La Cei è in piazza: pro unioni civili

Non c'è solo la freddezza per il Family day. Adesso Nunzio Galantino, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, in un'intervista al Corriere della Sera apre a una legislazione per le coppie dello stesso sesso.

 

La Cei è in piazza: pro unioni civili

Mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei (LaPresse)

Che l’epopea ruiniana fosse archiviata da un pezzo, era cosa nota. Il ventennio dei vescovi in piazza armati di striscioni e bandierine a manifestare in difesa dei cosiddetti valori non negoziabili – espressione che il Pontefice regnante detesta, e l’ha detto – non è più proponibile, e non solo perché in Vaticano c’è un Papa che sgrana gli occhi e scuote la testa non appena sente parlare di presuli impegnati attivamente nel contrastare leggi dello stato.

 

La Cei un tempo di battaglia, oggi si barcamena come può, mugunando a microfoni spenti contro il disegno di legge sulle unioni civili, protestando contro la minaccia alla famiglia tradizionale, ripetendo pezzi interi dei discorsi di Francesco sul papà, la mamma e i nonni. Poi era arrivato il cardinal Gualtiero Bassetti che, una settimana fa, confessava di rimpiangere i Dico.

 

[**Video_box_2**]Il passo ulteriore è firmato dal loquace Nunzio Galantino, già vescovo di Cassano allo Jonio e ora segretario generale della Conferenza episcopale italiana. Galantino, in una lunga intervista pubblicata ieri sul Corriere della Sera, non fa il diplomatico, bensì apre direttamente alle unioni civili, perché “lo stato ha il dovere di dare risposte a tutti, nel rispetto del bene comune prima e più che del bene dei singoli individui”. Il presule tuona contro l’utero in affitto, tira in ballo l’eugenetica, si scaglia contro la stepchild adoption, ma – eliminate le ovvie prudenze politiche e gli scontati distinguo – il cuore dell’intervento è che la chiesa italiana (ai suoi massimi livelli) non ha più nulla contro le unioni civili. Con buona pace della sua house organ, Avvenire, che anche stamattina raccontava di un’Italia non convinta dalle “simil-nozze”.

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