E poi non rimase nessuno. La fuga dei cristiani dal medio oriente continua

L'Economist pubblica alcuni dati notevoli sulla persecuzione della minoranza religiosa nella regione che confermano l'esodo di cui aveva già parlato il Foglio
E poi non rimase nessuno. La fuga dei cristiani dal medio oriente continua

Una liturgia copta in una chiesa al Cairo (foto LaPresse)

Le minoranze cristiane sparse per il medio oriente sono abbandonate al loro destino. Lo ricorda anche l'Economist, che in un'inchiesta dello scorso 2 gennaio affronta il tema della persecuzione dei cristiani nella regione. Certo, i musulmani rappresentano la gran parte delle vittime del terrorismo in medio oriente essendo la confessione maggioritaria nella regione. Ma i numeri segnalati dalla rivista britannica indicano che i cristiani, laddove gli scontri armati sono più intensi, sono sempre meno numerosi. Il rapporto tra mediorientali e fedeli cristiani è sceso dal 14 per cento del 1990 al 4 per cento di oggi. I dati indicano quello che l'Economist ha definito un "esodo" e che il Foglio aveva già trattato nel suo speciale dello scorso novembre ("Lo sterminio dei cristiani").

 

I cristiani, almeno quelli che dispongono del denaro necessario, preferiscono abbandonare il medio oriente per cercare salvezza in Europa. Ma quei pochi che restano tendono a fare meno figli, secondo i dati del Pew Research Centre. In Egitto, ad esempio, il tasso di natalità tra i musulmani è pari al 2,7 mentre quello dei cristiani è fermo all'1,9. Una tendenza ancora più grave in paesi come l'Iraq, dove la guerra contro l'estremismo islamico è ancora più feroce. A Mosul, bastione dello Stato islamico, le case dei cristiani sono state contrassegnate dalla "N" di nazareno e gli uomini del Califfato li hanno costretti a scegliere tra la conversione all'islam, il pagamento di una tassa per i non musulmani (detta jizya) oppure la morte.

 


I numeri della fuga dei cristiani dal medio oriente (Fonte: Economist)


 

[**Video_box_2**]La tendenza prevalente dei leader occidentali, finora, è stata quella di ritenere esagerate le richieste d'aiuto che provenivano dalla comunità cristiana del medio oriente, considerandole un modo per giustificare politiche interventiste nella regione. Di fatto, ignorare le minacce cui sono soggetti i cristiani in medio oriente non ha che favorito lo sterminio. Le cosiddette primavere arabe hanno portato a un vuoto di potere, piuttosto che a un ricambio delle vecchie e autoritarie leadership di governo che proteggevano le minoranze cristiane per ottenerne il consenso. E' successo in Egitto, in Iraq e persino in Libano, dove il presidente della Repubblica deve essere scelto per legge tra i cristiani. Ora però, sottolinea ancora l'Economist, la fuga dei maroniti dal paese ha portato a un forte calo della loro popolazione, legittimando così le richieste di maggior potere da parte dei musulmani. E così i cristiani sono diventati "ospiti", piuttosto che proprietari insieme ad altre confessioni religiose, delle terre del medio oriente. E coloro che fuggono lo fanno sempre più con la tragica prospettiva di non tornare mai più.

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