La "N" di cristiano dipinta sui muri dei negozi. A Goteborg, Unione europea

Negozi cristiani assiri segnati con la "N" di nazareno e inviti a "convertirsi o morire". Non è Mosul, ma Goteborg. Svezia, Unione europea. La città dove si leggono frasi in cui si avverte che "il Califfato è qui" e che ha fornito alla causa jihadista più miliziani che tutti gli Stati Uniti messi assime.
La "N" di cristiano dipinta sui muri dei negozi. A Goteborg, Unione europea

La "N" di cristiano apparsa sul muro del ristorante di Markus Samuelsson (foto Dagens Nyheter)

Scriveva qualche giorno fa Angelo Panebianco sul Corriere della Sera che “chi crede che le ripetute minacce del Califfo contro Roma o che le immagini di San Pietro su cui sventolano le bandiere dello Stato islamico, siano scherzi, boutade, non ha capito nulla”. Non sarà l’Italia, ma pur sempre siamo entro i confini dell’Unione europea, visto che è di Svezia che si parla. Martedì scorso, come ha riportato il quotidiano Dagens Nyheter – notizia ripresa da Leone Grotti per il periodico Tempi – il cristiano assiro Markus Samuelsson si è ritrovato sui muri del proprio ristorante impresse frasi del tipo: “Convertitevi o morirete”, “Il Califfato è qui”. Per rendere più chiaro il concetto, ecco che accanto alla scritta vi era il marchio “N”, nazareno, visto in centinaia di case nella piana di Ninive.

 

[**Video_box_2**]Non si è trattato di goliardata di pessimo gusto, visto che analoghe composizioni pseudo artistiche hanno interessato altri negozi i cui proprietari sono cristiani assiri, comunità che nella sola Goteborg conta tremila persone. “Ho sentito un brivido lungo la schiena. E’ terribilmente doloroso, noi ci sentiamo minacciati”, ha detto Samuelsson. Secondo diversi rapporti e stime, la città della Svezia meridionale è  una fucina per il reclutamento jihadista. Almeno 150 suoi abitanti si sarebbero uniti, negli ultimi due anni, alle milizie jihadiste del Califfato di Abu Bakr al Baghdadi. “Una città di mezzo milione di cittadini ha fornito più combattenti all’Isis che tutti gli Stati Uniti”, ha notato l’esperto di terrorismo Magnus Ranstrop. Lo scorso febbraio, un’inchiesta del Sweden Report aveva rivelato che una volta tornati in patria, i miliziani “redenti” non venivano puniti dalle autorità, bensì erano “seguiti con terapie” e “premiati” con una corsia preferenziale riguardo il collocamento lavorativo.

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