Torna in campo l'ex canonico Sarkozy. Vescovi divisi

Ristorante o moschea? Il dilemma francese sul futuro delle chiese vuote

“Meglio che le chiese siano trasformate in moschee piuttosto che in ristoranti”, ha detto mons. Michel Dubost, vescovo di Évry Corbeil-Essonnes e capo del dipartimento per gli affari interreligiosi della conferenza episcopale francese, intervenendo nel dibattito circa il destino delle migliaia di chiese cattoliche in disuso.
Ristorante o moschea? Il dilemma francese sul futuro delle chiese vuote

Nicolas Sarkozy è tra i primi firmatari della petizione contro la proposta di Dalil Boubakeur

Roma. “Meglio che le chiese siano trasformate in moschee piuttosto che in ristoranti”, ha detto mons. Michel Dubost, vescovo di Évry Corbeil-Essonnes e capo del dipartimento per gli affari interreligiosi della conferenza episcopale francese, intervenendo nel dibattito circa il destino delle migliaia di chiese cattoliche in disuso. Dibattito avviato qualche tempo fa dal rettore della Grande moschea parigina, Dalil Boubakeur, che dopo aver provocatoriamente chiesto di raddoppiare il numero delle moschee presenti sul suolo francese, aveva proposto di convertire gli edifici di culto cattolici inutilizzati in centri per la preghiera islamica. Forse convinto che pochi si sarebbero opposti all’originale idea, nella Francia sempre più scristianizzata che discetta di presepi da rimuovere e campane da silenziare, Boubakeur si è trovato invece davanti un muro: la petizione “giù le mani dalla mia chiesa” ha raggiunto in pochi giorni le quarantamila firme, con il progetto che da idea puramente culturale ha in breve travalicato i confini della sfera politica. L’ex presidente gollista, Nicolas Sarkozy, ha fatto sapere anche al più distratto connazionale che lui quella petizione l’aveva sottoscritta, dopo aver ribadito la sua strenua opposizione ai menù halal nelle scuole della République.

 

[**Video_box_2**]C’è la rampante Marine Le Pen da tenere a distanza in vista delle presidenziali del 2017, ma c’è soprattutto la volontà di giocare la partita sul terreno dei valori più o meno cari all’occidente – dopotutto, Sarkozy è lo stesso uomo che otto anni fa, a San Giovanni in Laterano, affermava che “laicità non può essere negazione del passato. Non ha il potere di tagliare la Francia dalle sue radici cristiane”. I sondaggi, per quel che valgono, gli danno ragione: l’80 per cento dei potenziali elettori di centrodestra è contrario all’idea di adattare le chiese a moschee, cifra solo di poco inferiore a quella registrata tra gli affezionati seguaci del Front national (83 per cento). Ma pure la netta maggioranza degli elettori socialisti (58 per cento) dissente dalla proposta di Boubakeur.

 

La petizione è stata già firmata, tra gli altri, da Eric Zemmour, Alain Finkielkraut e dalla compagna di Stéphane Charbonnier, il direttore del periodico Charlie Hebdo trucidato nell’attentato dello scorso gennaio. Il rettore della grande moschea di Parigi ha tentato di far marcia indietro, prima dicendo di non aver mai espresso quell’auspicio – che però compare messo nero su bianco nel suo ultimo libro, da poco uscito in libreria – quindi ammettendo che si tratta di una “questione delicata”. A ogni modo, ha sottolineato Boubakeur, si tratta pur sempre lo stesso Dio, comune a cristiani e musulmani, i riti sono simili e tutti possono vivere assieme in modo fraterno, ha chiosato. Poco pronosticabile era invece la spaccatura interna all’episcopato francese. Da una parte c’è chi come mons. Dubost non vede nulla di drammatico nella proposta avanzata dal leader islamico – “per difendere le chiese c’è solo un modo: partecipare alla messa ogni domenica”, ha detto – dall’altra c’è la posizione che vede come capofila il vescovo di Pontoise, mons. Stanislas Lalanne, che è anche membro del consiglio permanente della conferenza episcopale e da sempre impegnato nel dialogo interreligioso: “Non dobbiamo giocare con i simboli. Quei luoghi sono la memoria di generazioni e generazioni che vi si sono recate a pregare”, ha osservato il presule, dicendosi “assolutamente contrario alla proposta di Boubakeur”, considerata come una provocazione.

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