Bellezza, necessità dell’uomo

Per parlare dell’intimo rapporto tra Benedetto XVI e la musica non si può prescindere dalla famiglia Ratzinger. Il papà Joseph, uomo rigoroso e dai forti valori morali, era appassionato di musica sacra e aveva cantato nel coro parrocchiale della sua città; aveva imparato da solo a suonare la cetra.
Bellezza, necessità dell’uomo

Benedetto XVI con alcuni musicisti dell'Accademia di musica di Cracovia sabato

“Mio fratello è un grande musicista, ha fatto delle composizioni già da ragazzo per noi tutti, così tutta la famiglia cantava. Il papà suonava la cetra e cantava; sono momenti indimenticabili”. (Benedetto XVI, Milano 2 giugno 2012)

 

Per parlare dell’intimo rapporto tra Benedetto XVI e la musica non si può prescindere dalla famiglia Ratzinger. Il papà Joseph, uomo rigoroso e dai forti valori morali, era appassionato di musica sacra e aveva cantato nel coro parrocchiale della sua città; aveva imparato da solo a suonare la cetra. La mamma, Maria Peintner, nutriva una particolare passione per il canto. Molti erano i momenti nei quali la famiglia si riuniva attorno alla musica. Nel periodo natalizio si accompagnava la meditazione religiosa e l’attesa per la nascita del Redentore. Si leggeva il Vangelo di Luca, quello della Natività, e a seguire il papà intonava melodie natalizie: “Astro del ciel, Oh du fröhliche”. Durante il Natale del 1935 Georg (primogenito), che ormai frequentava il liceo, scrisse un inno per pianoforte (suonato da Joseph), violino (suonato da Georg stesso) e armonium (suonato da Maria, la sorella). Una composizione che suscitò la commozione dei genitori. L’armonium, il primo strumento acquistato dal padre per i figli, è il punto iniziale degli studi musicali dei “piccoli” Ratzinger. Joseph, particolarmente portato per la musica, mostra sin da subito un interesse spiccato che gli permette di imparare in fretta a leggere gli spartiti. Il rapporto molto stretto tra i due fratelli maschi ha contribuito a consolidare la passione per la musica del futuro Papa.

 

Ma qual è veramente “la musica di Benedetto XVI”? Innanzitutto quella di Wolfgang Amadé Mozart: “Rimane indelebilmente impresso nella mia memoria come, ad esempio, appena risuonavano le prime note della Messa dell’Incoronazione, il cielo quasi si aprisse e si sperimentasse la presenza del Signore”, così alla consegna del dottorato honoris causa da parte della Pontificia Università Giovanni Paolo II e dell’Accademia di musica di Cracovia. Il repertorio mozartiano suscita in Ratzinger una letizia che nasce dalla chiara percezione di quanto quella musica riesca a penetrare in profondità ogni aspetto del reale. Anche in questo caso l’educazione avuta in famiglia ha lasciato il segno. Nel 1941 (Joseph era appena quattordicenne), ricorrendo i 150 anni dalla morte del genio di Salisburgo, ogni domenica, all’ora di pranzo, iniziava una trasmissione radiofonica interamente dedicata a Mozart che a casa Ratzinger si era soliti ascoltare. “La nostra famiglia è sempre rimasta nella zona tra l’Inn e il Salzach. La gran parte della mia giovinezza l’ho trascorsa a Traunstein, città molto vicina a Salisburgo. Mozart è penetrato a fondo nelle nostre anime, e la sua musica mi tocca ancora profondamente, perché è luminosa e al tempo stesso profonda. La sua musica non è affatto solo di intrattenimento, contiene tutto il dramma dell’esistenza umana”. L’amore per Mozart ha accomunato Ratzinger a due amici e illustri colleghi: Henri-Marie de Lubac e Hans Urs von Balthasar. Con quest’ultimo, in particolare, Benedetto XVI concorda sul fatto che nella musica mozartiana “risuoni la Grazia della creazione, così come doveva essere all’origine e come dovrà essere alla fine dei tempi; risuona la semplice trasparenza di qualcosa che non deve essere cercato né edificato, ma è semplicemente donato”.

 

Se la musica di Mozart è “dono”, quella di Bach (il più grande maestro di musica di tutti i tempi, secondo Ratzinger) “esprime irresistibilmente la presenza della verità di Dio”. Lo ricorda lo stesso Pontefice raccontando di un recital diretto da Leonard Bernstein: “Al termine dell’ultimo brano sentii, non per ragionamento, ma nel profondo del cuore, che ciò che avevo ascoltato mi aveva trasmesso verità, verità del sommo compositore, e mi spingeva a ringraziare Dio”.

 

Ultimo, ma non meno amato, è sicuramente Beethoven del quale Ratzinger predilige le Sinfonie, in particolare la Nona. Quello che più lo provoca è la drammaticità della vita che risuona nella sua musica. Chi lo ascolta, non può non cogliere un commovente invito ad addentrarsi nell’esistenza per scoprirne il senso più profondo. L’orecchio attento e competente del Papa non manca, però, di cogliere un limite: “In Beethoven odo e sento la lotta del genio per dare il massimo, ed effettivamente la sua musica possiede una grandezza che mi colpisce nel profondo. Ma per questa lotta la sua musica appare talvolta un po’ sovraffaticata”.

 

In alcuni tratti la “storia musicale” di Benedetto assomiglia a quella di Papa Francesco ingiustamente tacciato di disinteresse per aver disertato (pochi mesi dopo la sua elezione) un concerto in suo onore. Anche Francesco è introdotto alla musica dalla mamma attraverso l’ascolto delle Arie più famose del repertorio belcantistico di Verdi, Puccini, Mascagni. Anche Papa Francesco vede nella musica mozartiana un di più: “Quell’Et incarnatus est della sua Missa in do minore è insuperabile: ti porta a Dio”! 

 

Il Papa emerito ha sempre unito l’amore per la musica all’attenzione verso la liturgia. Sul tema, molto controverso, il suo pensiero è molto chiaro: la musica pop sta influenzando negativamente quella liturgica. Ratzinger paragona la situazione attuale a quella venutasi a creare durante il pontificato di Pio X che, di fronte a una deriva operistica e “teatrale” della liturgia, fondò nel 1911 la Scuola Superiore di Musica Sacra, elevata venti anni dopo a Pontificio Istituto da Pio XI. Dello stesso parere era anche monsignor Domenico Bartolucci (morto nel 2013), personaggio molto stimato da Joseph Ratzinger tanto da considerarlo un pilastro nel “labirinto” della musica classica e sacra. Soprannominato “il maestro” tra le mura vaticane, Bartolucci è stato musicista, compositore e direttore di coro tra i massimi esperti di Giovanni Pierluigi da Palestrina. Nominato da Pio XII nel 1956 direttore “ad vitam” della Cappella Sistina, ambito musicale per eccellenza della Chiesa latina, fu sollevato dai propri incarichi nel 1997. Nel novembre 2012 Benedetto XVI lo ha nominato cardinale quasi a sottolinearne il profondo legame e l’unità d’intenti. Bartolucci, la cui musica e la “direzione” è stata apprezzata da ben cinque Papi, era solito definire Benedetto XVI il più esperto di musica tra i pontefici conosciuti: “Suona il pianoforte, è un profondo conoscitore di Mozart, ama la liturgia della Chiesa e di conseguenza tiene in somma considerazione la musica”, ha dichiarato nel 2006 in un’intervista. Nella stessa Bartolucci non solo riafferma la medesima preoccupazione del successore di Pietro riguardo alla musica liturgica ma rincara la dose, descrivendo la musica “di moda” nelle chiese di oggi come canzonette beat strimpellate dalle chitarre.
La competenza di Benedetto XVI in materia musicale è testimoniata dal sincero rapporto di stima con alcuni importanti musicisti. Uno di questi è Riccardo Muti. I due non hanno mai perso occasione per ringraziarsi reciprocamente per la grande considerazione riservata al repertorio sacro. Lo dice a chiare lettere Muti nell’introduzione al libro di Benedetto XVI “Lodate Dio con arte” (Marcianum Press, 2010), sottolineando come il Pontefice, pur gravato da mille impegni, “alimenti il suo spirito” sedendo al pianoforte e suonando i suoi autori preferiti. Qualche anno più tardi lo stesso Muti dice: “Papa Benedetto è un raffinato musicista […] fine teologo che ha la rara capacità di trasmettere i concetti più profondi in maniera assolutamente semplice così che le persone anche meno colte possano intendere i suoi messaggi”.

 

[**Video_box_2**]Parigi, 25 dicembre 1886. La cattedrale di Notre-Dame è affollata da fedeli in attesa dei Vespri. Un uomo è lì in disparte, con aria misteriosa. Non è immerso nella preghiera né attende che inizi il rito; è solo alla ricerca di argomenti contro i cristiani. D’improvviso parte il Magnificat cantato dai bambini del Coro e dagli alunni del Seminario Minore di Saint-Nicolas-du Chardonnet. In un istante il suo cuore viene toccato, un momento di confusione e incredulità, poi solo l’imponenza della presenza di Dio. Quell’uomo in disparte nella cattedrale parigina è Paul Claudel, scrittore caro a Benedetto XVI che ne ricorda spesso la conversione.

 

“La bellezza è la grande necessità dell’uomo”, ricordava Papa Benedetto consacrando la Sagrada Familia a Barcellona. Il racconto di Claudel è esemplificativo di questa necessità. Ecco spiegato perché Papa Ratzinger sia sempre strenuo frequentatore e promotore della bellezza, ricordando a noi che, come scriveva Dostoevskij, “il mondo sarà salvato dalla Bellezza”. Una bellezza che non è mera sensazione estetizzante ma richiamo alla trascendenza, capace di redimere un’umanità sofferente.

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