“No a chiese trasformate in moschee”. La tardiva resistenza del clero francese

Il rettore della Grande moschea di Parigi, Dalil Boubakeur, aveva lanciato qualche settimana fa l’idea di convertire al culto islamico le centinaia di chiese cattoliche senza più fedeli che le frequentino sparpagliate sul territorio francese.
“No a chiese trasformate in moschee”. La tardiva resistenza del clero francese

Per il vescovo di Fréjus e Tolone, mons. Rey, la proposta è "un'offesa alla nostra memoria collettiva"

Roma. Il rettore della Grande moschea di Parigi, Dalil Boubakeur, aveva lanciato qualche settimana fa l’idea di convertire al culto islamico le centinaia di chiese cattoliche senza più fedeli che le frequentino sparpagliate sul territorio francese. Dopotutto, aveva detto, “è lo stesso Dio”, e in ogni caso c’è il problema che le “duemila moschee in funzione sono troppo poche” visto il numero di musulmani presenti in Francia. Il vescovo di Pontoise, mons. Stanislas Lalanne – membro del consiglio permanente della conferenza episocopale – s’era subito detto assolutamente contrario, anche perché aveva banalmente ricordato che “le chiese sono luoghi sacri che, anche se non accolgono ogni giorno i credenti, non possono essere utilizzati per altri scopi”. Ma le parole di Boubakeur hanno acceso un dibattito attivo su ogni canale mediatico, da internet alla tv, dalla radio ai giornali. Lo storico dell’islam contemporaneo Sadek Sellam, ha fatto sapere che l’idea del rettore non è affatto assurda, anche se un po’ di tatto in più non sarebbe guastato: “Si può capire che alcuni siano rimasti scioccati. Non è molto cortese ricordare ai cristiani che le loro chiese sono abbandonate”. Proposte fatte in quel modo, insomma, “non sono appropriate, visto che c’è chi teme un islam conquistatore”. Non ci vede nulla di drammatico neppure l’esperto di islam Ghaleb Bencheik, che su France 2, domenica scorsa, appellandosi all’unicità di Dio ha sottolineato come sia preferibile  convertire le chiese vuote in moschee anziché in alberghi o locali notturni.

 

Ma la resistenza, anche tra i vescovi, inizia a rafforzarsi. Il vescovo di Fréjus e Tolone, mons. Dominique Rey, ha parlato di “offesa alla nostra memoria collettiva”, visto che sarebbe cancellato “l’impegno di tante persone in questi luoghi di culto, che riflettono la nostra cultura e le nostre radici e, per la maggior parte di loro, la fede cristiana”. E’ anche una questione di leggi, ha spiegato mons. Rey: “Gli edifici religiosi sono destinati ai diversi culti riconosciuti con la legge del 1905. E non sono né intercambiambili né omnicultes”. Nessuno, ha aggiunto, vieta ai musulmani di avere propri spazi di preghiera “nel rispetto delle norme democratiche”: l’importante è che questi spazi non siano le chiese cattoliche. Il problema, ha notato in un’intervista a Famille Chretienne Jean-Frédéric Poisson, deputato del Partito democratico cristiano di Yvelines, è che si sta facendo strada l’idea che le religioni siano intercambiabili. “Quando ho sentito la proposta di Dalil Boubaker, ho pensato a una provocazione. Le chiese non sono luoghi qualsiasi, sono la traccia di uomini e donne che hanno costruito quegli edifici per pregare Dio. Si dà la sensazione che tutto sia sostituibile. Sono del tutto contrario alla tesi secondo cui il multiculturalismo è un qualcosa di formidabile che consente tutto. Questa è una visione relativista”.

 

[**Video_box_2**]“Se i musulmani vogliono nuovi luoghi di culto, facciano come gli altri, facendo leva cioè su fondi propri. E’ successo così con la cattedrale di Evry, l’ultimo edificio cattolico finanziato interamente con le donazioni dei fedeli”. E pazienza se i soldi arriveranno dai ricchi emirati del Golfo, osserva Poisson: “Finché tutto è sotto controllo, non ci sono problemi. La chiave di tutto è vigilare affinchè le moschee non diventino luoghi in cui può prosperare il salafismo e centri da cui vengano lanciati inviti al jihad”. A ogni modo, “la Francia è un paese cristiano, piaccia o no. E anche se ciò è più o meno visibile a seconda del periodo, questa identità non deve essere persa o diluita”.
 

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