Chi è il laico catastrofista che presenterà l’enciclica green del Papa

Oltre al cardinale Peter Turkson, presidente del Pontificio consiglio giustizia e pace, al metropolita di Pergamo, John Zizioulas (in rappresentanza di Bartolomeo I di Costantinopoli) e alla dottoressa Carolyn Woo, ceo e presidente del Catholic Relief Services, a presentare l’enciclica sulla cura della casa comune ci sarà anche il chiarissimo professor John Schellnhuber.
Chi è il laico catastrofista che presenterà l’enciclica green del Papa

John Schellnhuber, fondatore e direttore del Postdam Institute for Climate impact research

Roma. Oltre al cardinale Peter Turkson, presidente del Pontificio consiglio giustizia e pace, al metropolita di Pergamo, John Zizioulas (in rappresentanza di Bartolomeo I di Costantinopoli) e alla dottoressa Carolyn Woo, ceo e presidente del Catholic Relief Services, a presentare l’enciclica sulla cura della casa comune, domani nell’Aula Nuova del Sinodo, ci sarà anche il chiarissimo professor John Schellnhuber, nominato oggi da Papa Francesco membro ordinario della Pontificia Accademia delle Scienze. Questi è un’autorità mondiale in tema di ghiacci che si sciolgono, di anticicloni delle Azzorre e di buchi nell’ozono che fanno scomparire gli iceberg dell’Artico. Fondatore e direttore del Postdam Institute for Climate impact research, è considerato uno degli scienziati più determinati e combattivi sulla questione del riscaldamento globale causato dall’uomo. Salì all’onore delle cronache nel 2009, a margine della conferenza (fallita) di Copenaghen sul clima, quando osservò che “il riscaldamento globale, in maniera davvero cinica, è un trionfo per la scienza, perché almeno abbiamo potuto stabilire qualcosa, ovvero che le stime affinché il pianeta si possa mantenere in equilibrio richiedono una popolazione inferiore al miliardo di persone”. Cosa pensi Schellnhuber degli altri sei miliardi, non è dato sapere, ma da quel momento, ogni volta che prendeva parte a una conferenza, l’accoglienza era garantita da un manifesto su cui campeggiava la scritta “la vita è sacra”. Un concetto, quello perorato dall’augusto professore, che fu immediatamente rilevato dal New York Times, che alle tesi di Schellnhuber dedicò un ampio servizio in cui si dava conto delle sue proposte, che portava all’attenzione della cancelliera Angela Merkel, di cui era consigliere. Fautore delle teorie più catastrofiste in materia ambientale – che nella bozza non definitiva diffusa lunedì dall’Espresso sembrano condivise dallo stesso Pontefice – è sua la teoria chiamata “obiettivo due gradi”.

 

In sostanza, osservava il fondatore del Postdam Institute, i governi non devono permettere che la temperatura sia più alta di due gradi rispetto a quella che c’era all’inizio della rivoluzione industriale. Se ciò accadrà, sarà il disastro: “Molte vite sulla terra potrebbero perire o rimanere gravemente infortunate”. Schellnhuber è un gran cultore del catastrofismo in materia climatica: già undici anni fa, alcuni suoi studi predicevano entro mezzo secolo piogge monsoniche su Londra, la trasformazione del Tamigi in una fogna ricolma di circa seicentomila tonnellate di rifiuti organici, la trasformazione di mezzo Yorkshire in una sorta d’Olanda d’oltremanica. Un po’ come si vedeva nei film “Alta tensione” che Canale 5 trasmetteva qualche anno fa ogni martedì sera, tra luglio e agosto, con New York sommersa dall’acqua o ibernata nei ghiacci, con le praterie del midwest stuprate da uragani da Armageddon e terremoti devastanti. Da tempo la sua equipe lavora di concerto con la Pontificia accademia delle Scienze, con la quale, nel 2011, presentò un denso rapporto sul “destino dei ghiacciai di montagna nell’Antropocene”. Visto il tenore dello scritto (firmato tra gli altri da Carlo Rubbia, unico italiano), il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi fu costretto a intervenire: pur sottolineando l’importanza del documento, sottolineò come esso riflettesse “solo le conclusioni degli scienziati indipendenti che l’hanno stilato”.

 

[**Video_box_2**]Benedetto XVI, nella Caritas in veritate, auspicava la “presenza di una vera autorità politica mondiale ordinata alla realizzazione del bene comune e impegnarsi nella realizzazione di un autentico sviluppo umano integrale ispirato ai valori della carità nella verità”. Schellnhuber recepisce il concetto ma va oltre, invocando una “Costituzione della terra” chiamata ad “andare oltre la Carta delle Nazioni Unite” al fine di “creare un consiglio globale eletto da tutti i popoli della terra e una corte planetaria, un corpo legale transnazionale aperto al ricorso di ciascuno, specialmente riguardo le violazioni della Costituzione della terra”.

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