"E’ attentato alla vita lasciar morire i nostri fratelli sui barconi nel canale di Sicilia", ha detto Francesco

Il Papa: "Aborto ed eutanasia sono attentati alla sacralità della vita umana"

Matteo Matzuzzi
“Noi ribadiamo che una società giusta riconosce come primario il diritto alla vita dal concepimento fino al suo termine naturale”. Sono le parole con cui Francesco, questa mattina si è rivolto ai partecipanti al Convegno promosso dall’Associazione Scienza&Vita, che festeggiava il decennale dalla fondazione. Parole anche sui migranti che ogni giorno perdono la vita tentando di scappare dalle coste africane: "E’ attentato alla vita lasciar morire i nostri fratelli sui barconi nel canale di Sicilia".

“Noi ribadiamo che una società giusta riconosce come primario il diritto alla vita dal concepimento fino al suo termine naturale”. Sono le parole con cui Francesco, questa mattina si è rivolto ai partecipanti al Convegno promosso dall’Associazione Scienza&Vita, che festeggiava il decennale dalla fondazione.

 


“E’ la vita nella sua insondabile profondità che origina e accompagna tutto il cammino scientifico – aveva poco prima sottolineato il Papa; è il miracolo della vita che sempre mette in crisi qualche forma di presunzione scientifica, restituendo il primato alla meraviglia e alla bellezza”. La scienza “sia sempre un sapere a servizio della vita. Quando viene meno questa luce, quando il sapere dimentica il contatto con la vita, diventa sterile. Per questo, vi invito a mantenere alto lo sguardo sulla sacralità di ogni persona umana, perché la scienza sia veramente al servizio dell’uomo, e non l’uomo al servizio della scienza”.

 


“Vorrei – ha aggiunto quindi il Papa – “che pensassimo con attenzione al tempo che unisce l’inizio con la fine. Pertanto, riconoscendo il valore inestimabile della vita umana, dobbiamo anche riflettere sull’uso che ne facciamo. La vita è innanzitutto dono. Ma questa realtà genera speranza e futuro se viene vivificata da legami fecondi, da relazioni familiari e sociali che aprono nuove prospettive”.

 


“Il grado di progresso di una civiltà si misura proprio dalla capacità di custodire la vita, soprattutto nelle sue fasi più fragili, più che dalla diffusione di strumenti tecnologici. Quando parliamo dell’uomo, non dimentichiamo mai tutti gli attentati alla sacralità della vita umana”. Attentati che il Pontefice ha elencato, l’uno dopo l’altro: “E’ attentato alla vita la piaga dell’aborto. E’ attentato alla vita lasciar morire i nostri fratelli sui barconi nel canale di Sicilia. E’ attentato alla vita la morte sul lavoro perché non si rispettano le minime condizioni di sicurezza. E’ attentato alla vita la morte per denutrizione. E’ attentato alla vita il terrorismo, la guerra, la violenza; ma anche l’eutanasia. Amare la vita è sempre prendersi cura dell’altro, volere il suo bene, coltivare e rispettare la sua dignità trascendente”.

 


L’incoraggiamento dato da Francesco è quello di “rilanciare una rinnovata cultura della vita, che sappia instaurare reti di fiducia e reciprocità e sappia offrire orizzonti di pace, di misericordia e di comunione”.  Nessuna paura, poi, “di intraprendere un dialogo fecondo con tutto il mondo della scienza, anche con coloro che, pur non professandosi credenti, restano aperti al mistero della vita umana”.

Di più su questi argomenti:
  • Matteo Matzuzzi
  • Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.