L’idea di laicizzare gli asili francesi spaventa più gli scout che gli imam

In Francia c'è una proposta di legge della senatrice del Parti radical de gauche, madame Françoise Laborde, che vuole fare di asili, centri vacanza e strutture ricreative una sorta di centro d’indottrinamento per la santa laicità.
L’idea di laicizzare gli asili francesi spaventa più gli scout che gli imam

Un asilo francese

Roma. Anche l’Osservatore Romano, organo ufficiale della Santa Sede, qualche giorno fa ha puntato i fari sulla proposta di legge della senatrice francese del Parti radical de gauche, madame Françoise Laborde, che vuole fare di asili, centri vacanza e strutture ricreative una sorta di centro d’indottrinamento per la santa laicità. Proposta non nuova, visto che è da quando è entrata in Senato (2008) che Laborde punta a immunizzare le scuole dell’infanzia da ogni influenza religiosa, dopo aver depositato un disegno di legge che vietasse alle baby sitter di indossare il velo nelle ore di lavoro. “Più precisamente – scrive l’Osservatore Romano – l’intenzione è di allargare il principio di neutralità in materia religiosa”, in modo che i bambini non vengano attirati come Ulisse con le omeriche sirene dal verbo evangelico o da qualche sura coranica. “In pratica – aggiunge il quotidiano vaticano – se passasse il testo così com’è, non solo gli asili privati ma anche organizzazioni giovanili come gli scout dovrebbero sottomettersi all’obbligo di neutralità religiosa per beneficiare del sovvenzionamento pubblico”. Guillaume Goubert, sul quotidiano cattolico francese Croix, si domandava se fosse più pericoloso, per gli infanti francesi, una ipotetica influenza religiosa o un collegamento online a qualche sito zeppo di video pornografici. La risposta – indiretta – l’ha data la stessa Laborde, secondo cui “la scuola pubblica deve essere quel luogo inviolabile dove i litigi degli uomini non entrano”.

 

Intanto, pare dopo cortese ma ferme pressioni del governo guidato dal socialista Manuel Valls, la discussione del progetto di legge è stata rinviata a maggio. Le elezioni dipartimentali sono alle porte, e tra le file della gauche c’è poca voglia di complicarsi ulteriormente la vita. I vescovi di Francia, costretti ormai a discutere sempre più spesso di statue della Vergine rimosse dai luoghi pubblici, di presepi da smontare dall’atrio di qualche municipio della Vandea e di campane silenziate perché ree di disturbare la meditazione razionale degli agnostici, hanno espresso tutta la loro “grande inquietudine”. In una nota della conferenza episcopale – firmata dal presidente, l’arcivescovo di Marsiglia mons. Georges Pontier – è espressa una “ferma denuncia”: il testo di madame Laborde non è altro che “un nuovo attacco che cerca non solo di relegare le religioni alla sfera privata ma a nasconderle facendole sparire progressivamente da ogni luogo della vita sociale”, finendo così per “promuovere una società svuotata di qualsiasi riferimento religioso”. E questo, si aggiunge, “non corrisponde per nulla con la realtà della nostra società”. Perfino la federazione degli scout francesi s’è ribellata, parlando di ricatto: in pratica, per poter beneficiare delle sovvenzioni pubbliche, bisogna far diventare la libertà di religione una sorta di “diritto eccezionale”. Il loro documento di protesta è stato pubblicato sul sito internet della federazione protestante. Anche il presidente dell’Osservatorio sulla laicità, Jean-Louis Bianco, ha parlato di “perversione della secolarizzazione”: “E’ una legge non necessaria che mira a estendere la neutralità dello stato a una struttura privata, solo perché questa riceve denaro pubblico. Non è questa la nostra concezione di laicità. Non ho dubbi che, se approvata, sarebbe dichiarata incostituzionale e sanzionata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo”. Questo testo, ha aggiunto Bianco, “è pericoloso per la coesione nazionale e paradossalmente avrà come conseguenza il rafforzamento degli asili confessionali musulmani”, non toccati dal provvedimento in quanto non sovvenzionati dallo stato.

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