E’ vero: il Financial Times non l’ha neppure messo nella lista dei cinque candidati papabili per il ruolo di ministro degli esteri europeo ma dalle parti di D’Alema i ragionamenti che si fanno per spiegare come l’ex premier sia in fondo un candidato con buone possibilità di successo sono questi. Primo: non esiste alcun altro candidato per il ruolo che sia stato già premier ed ex ministro degli esteri. Secondo: il più fiero avversario di D’Alema dovrebbe essere Miliband, ministro degli esteri inglese, ma dato che il “ruolo di ministro degli esteri d’Europa è in fondo un ruolo da politici prossimi alle pensione” (sono battute dei dalemiani stessi eh) non si capisce per quale mischia di ragione uno come Miliband che fa già il ministro degli esteri nel suo paese e che ambisce a essere il nuovo Blair, il nuovo leader del Labour e il nuovo fenomeno della politica inglese si debba andare a rinchiudere in quelle stanze europee oggi tanto ambite ma che sotto sotto rischiano di essere un pochino da sfigati.
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