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Varesino doc spiega perché si deve votare bersani

Da ieri qui si ospitano una serie di interventi scritti apposta per noi da uomini chiave del Partito democratico, che tentano in modo matto, gentile e niente affatto disperato di spiegare ai lettori e agli elettori perché sia giusto votare per i propri candidati di riferimento: dunque, Bersani, Franceschini e Marino (e qualsiasi parlamentare o dirigente del Pd voglia scrivere sarà accolto a braccia aperte) Il primo intervento è stato quello dell’ex ministro della pubblica istruzione Giuseppe Fioroni, che alle primarie di domenica prossima voterà Dario Franceschini. Il secondo intervento è stato quello di Andrea Orlando, deputato del Pd, attuale portavoce del Partito democratico, che alle primarie di domenica voterà per Pier Luigi Bersani. Il terzo intervento è quello di Paola Concia, deputato del Pd e coordinatrice Nazionale della Mozione Marino. Il quarto intervento è quello di Daniele Marantelli, deputato varesino del Partito democratico, numero dieci della nazionale parlamentari di calcio e sostenitore di Bersani. Ecco perché.


Domenica molte persone andranno a votare alle primarie per scegliere il Segretario del Partito Democratico. Sarà un atto di fiducia e di amore per l’Italia prima ancora che per il Partito. Ancora una volta il popolo di centrosinistra smentirà cassandre, opinionisti, politologi di dubbia qualità e, votando in massa, dimostrerà, ancora una volta, di essere più saggio di molti suoi leaders. Io andrò a votare Bersani. Di più. Ho accettato la proposta di fare il capolista a Varese. Non per tardiva scoperta del culto della personalità. Ne sono immune. Ma per motivazioni politiche sostenute dalla ragione e dal cuore.


Siamo alla fine di un lungo ciclo conservatore. Gli Stati Uniti, il Brasile, l’India, il Giappone hanno deciso di cambiare strada.
In Italia non è così.
Da noi il cambiamento viene sempre evocato e quasi mai praticato.
Da 20 anni il nostro Paese, ad eccezione di un paio di volte, non conosce crescita.
Questo è il cuore del problema italiano. Bersani ne è consapevole. E a partire da qui ha presentato un progetto che contiene un’idea semplice. Quella di un partito fortemente radicato nel territorio: strumento, non fine, per modernizzare  e rendere più giusto e migliore il nostro Paese.
E’ questo mix di solidità e visione del futuro che mi convince in Bersani.


La sfida di un Paese che deve crescere ha bisogno di un Partito che dialoghi con tutti. Sindacati e associazioni di categoria, mondo del volontariato e delle professioni, gruppi editoriali compresi.
Che rispetta tutti, ma che da essi vuole essere rispettato perché ha una sua nuova, autonoma e robusta cultura politica.
Faccio fatica a pensare che uno dei migliori Ministri dell’Industria del dopoguerra, potesse andare a chiedere scusa ad una platea di piccoli imprenditori veneti. Pur sapendo e avendo denunciato più volte l’approccio sbagliato del centrosinistra nei confronti di artigiani, piccoli imprenditori e popolo delle partite IVA, soprattutto nel Nord.
“Vogliamo tornare nei luoghi in cui si suda, si fatica e si produce, e da chi rischia in proprio per intraprendere” ha sostenuto Bersani in questa lunga stagione congressuale dove non si è mai abbandonato in sterili e inconcludenti polemiche.
Fiducia nell’Italia e nel lavoro. Lavoro dipendente e autonomo, manuale e intellettuale.
E’ a partire da queste basi sociali che si potrà costruire un’opposizione tanto più combattiva quanto più capace di realizzare un’alternativa credibile e convincente all’attuale Governo.
Quando Franceschini promette un’opposizione più forte non nascondo, da parlamentare che ha zero titoli, un certo stupore. Il vertice del gruppo alla Camera sostiene compatto l’attuale segretario. Che cosa avrebbe impedito di condurre un’opposizione più forte in questo anno dove abbiamo perso per strada oltre 4 milioni di elettori?
Bersani mi convince perché quando è stato chiamato ad una responsabilità non ha mai lasciato le cose come prima. Ha cambiato.
Mi convince perché investirà, risconoscendola e non inventandola, su una nuova generazione.
Il fatto che non faccia parte di quella mitica generazione della FGCI (che pur ha avuto grandi meriti) è la garanzia che costruirà davvero un Partito nuovo e non un nuovo Partito. Spesso Bersani ripete che il Pd deve dire le stesse cose a Varese e a Palermo. Mi permetto di aggiungere che il Pd deve avere gli stessi valori a Varese e a Palermo. Sarà poi un partito popolare, riformista, federale a mettere in pratica con adeguati programmi e alleanze questi valori coerentemente in tutto il Paese.
Annotazione personale. Avendo saputo che avevo la madre in coma il 25 aprile del 2002 Bersani mi fece un’affettuosa telefonata di solidarietà.
Erano tre anni che era in quelle condizioni e sarebbe andata avanti per altri 2. Nonostante gravosi impegni politici e istituzionali non sono mai andato a piagnucolare sulle spalle di nessuno. Mi è bastato l’affetto dei miei cari e il sostegno, sempre, del Partito di Varese per affrontare le comprensibili difficoltà.
Quella telefonata però, ammetto, mi fece piacere.
Se, non autorizzato dall’interessato, decido di renderla pubblica a distanza di oltre 7 anni, c’è una ragione.
Se un leader, oltre a doti di autorevolezza e competenza, dispone anche di sensibilità e umanità, in tempi di assordante cinismo non guasta davvero.
Il Pd deve ritrovare orgoglio, unità e gioco di squadra. Le belle individualità da sole non bastano. Mi accorgo che c’è gente in Parlamento che non si saluta perché appartiene a mozioni diverse. Che tristezza! E’ sacrilego rivendicare il diritto di nutrire affetto per Veltroni e Fassino, di apprezzare l’inarrivabile ironia dell’on.Garofani stretto collaboratore di Franceschini o di provare indignazione per l’inqualificabile caccia all’uomo nei confronti di D’Alema? Per me no.
C’è bisogno di una nuova civiltà di rapporti nel Pd e nel centro sinistra.
E, un giorno spero, anche tra maggioranza e opposizione.
Bersani è indiscutibilmente la personalità più adatta per affrontare e vincere queste sfide nella chiarezza politica e con un partito reso più tonico e unito dal successo che avranno le primarie.


Daniele Marantelli












 

di Claudio Cerasa

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