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Il portavoce Pd ci dice perché vota Bersani

Da oggi qui si ospitano una serie di interventi scritti apposta per noi da uomini chiave del Partito democratico, che tentano in modo matto, gentile e niente affatto disperato di spiegare ai lettori e agli elettori perché sia giusto votare per i propri candidati di riferimento: dunque, Bersani, Franceschini e Marino (e qualsiasi parlamentare o dirigente del Pd voglia scrivere sarà accolto a braccia aperte) Il primo intervento è stato quello dell’ex ministro della pubblica istruzione Giuseppe Fioroni, che alle primarie di domenica prossima voterà Dario Franceschini. Il secondo intervento è di Andrea Orlando, deputato del Pd, attuale portavoce del Partito democratico, che alle primarie di domenica voterà per Pier Luigi Bersani

Voto per Bersani perché penso che si siano esauriti gli espedienti e i colpi di scena. Dopo le bandiere e i calzini, è giusto prenderne atto.

Negli ultimi due decenni abbiamo percorso scorciatoie che ci hanno riportato al punto di partenza. Avevamo ragione quando dicevamo "unità". Raccoglievamo una spinta profonda di chi ci votava e ci vota, ma questa unità va tesa a qualcosa, va legata ad una ragione profonda che ti rende riconoscibile anche quando non parli, che ti fa associare ad una direzione di marcia; chiamatela identità se volete, certo non è un catechismo, né un libro scritto nel secolo scorso o in quello prima ancora, è un sottopancia invisibile che fa dire a chi ti guarda "ah,ecco, questi vogliono..." e non "troppo molli" o "troppo aggressivi con Berlusconi" oppure "simpatico, bravo" o più spesso "antipatico e saccente".

È quel sottopancia invisibile che per noi, che non possiamo affidarci ad uomini della provvidenza, costituisce la condizione perché un popolo variegato, plurale e vivente oggi, possa immedesimarsi nell'idea che alla fine dei conti conviene cambiare.

Questo carattere non è il frutto di un seminario, è il risultato di una ricerca, di un confronto, di una sperimentazione collettiva, e si può fare solo in un posto che si chiama partito.

Pulito, ben illuminato, moderno ovviamente, ma un posto, appunto, inteso come luogo fisicamente rintracciabile se non tutti i giorni sicuramente più di una volta all'anno, dove ti domandano "chi preferisci tra Tizio e Caio"?, ma anche "cosa preferisci tra questa soluzione e quell'altra?


Andrea Orlando, portavoce del Partito democratico

di Claudio Cerasa

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