A pagina 69 del suo ultimo libro, la Paura e la speranza
Tutto questo è necessario, ma non è sufficiente. Il precariato fisso, al posto del lavoro fisso, può infatti andare bene in società molto mobili, con grandi e continue migrazioni interne, da un luogo all’altro, da un lavoro all’altro. Non va invece bene in una società – come sono le società europee – che per storia e tradizione si sono formate su luoghi geografici e sociali fissi. Mobilità geografica ed evoluzionismo sociale spinto della “competizione” possono infatti andare bene (e vanno bene anche in Europa), ma solo per la parte più forte e dinamica della popolazione, non per le masse che stanno alla base della nostra società. Non solo. La questione del lavoro è a sua volta centrale all’interno di una più generale questione sociale. Che tipo di società vogliamo? Una società destrutturata e destabilizzata che smorza la voglia e la speranza di avere una famiglia e dei bambini, e poi una casa e infine una pensione o una società strutturata e stabilizzata sul lavoro e sulla famiglia e – per questa via – su valori che non siano dominati dal continuo ricatto dell’economia competitiva del precariato?
© - FOGLIO QUOTIDIANO
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