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Stefano Esposito, un tizio da seguire nel Pd

Stefano Esposito è uno dei quarantenni bersaniani più attivi del Partito democratico. Negli ultimi giorni, ricorderete, il suo nome è finito spesso tra le righe dei resoconti politici dei giornali per aver minacciato di non votare (insieme con Antonio Boccuzzi) la fiducia alla manovra economica che giusto domani arriverà in aula a Montecitorio. Esposito e Boccuzzi oggi hanno fatto sapere di essersi convinti a votare a favore della manovra ma al di là della singola questione legata al voto o non voto il profilo di Esposito è interessante da studiare per capire cosa si muove in quella parte del Pd che da tempo cerca di indirizzare Bersani su una rotta che viva a metà tra – diciamo così per semplificare – il giavazzismo e l’anti giavazzismo e che da tempo cerca di trovare dei modi per testimoniare che nel Pd esiste una sorta di Migliorismo 2.0: di sinistra, sì, ma non così di sinistra da voler rioffrire al Pd lo stesso volto che avevano i vecchi partiti del Novecento. Esposito – che è figlio di un bidello e di un’ex operaia della Fiat, cresciuto a cavallo tra le sezioni dei giovani comunisti piemontesi e le sedi di un importante casa di produzione discografica italiana (la Trident Agency) che negli anni Novanta organizzava i concerti rock di Pino Daniele e di Lorenzo Jovanotti – negli ultimi tempi ha provato a interpretare nel suo piccolo (in fondo Esposito è un peones) questo tipo di profilo facendo parlare di sé per via di una serie di iniziative di cui qui abbiamo dato spesso conto anche su questo blog: lo scorso anno fu lui a raccogliere le firme tra i deputati del Pd per esprimere solidarietà ad Andrea Orlando dopo che quest’ultimo venne violentemente attaccato da Di Pietro per aver proposto al Pdl di scrivere insieme una seria riforma della giustizia; a luglio fu lui uno dei primi a condannare gli atti di violenza “cieca e fanatica” portati avanti dai No tav in Val di Susa; a settembre fu lui a firmare insieme con Antonio Misiani (e altri deputati) l’appello rivolto alla Cgil per rinviare lo sciopero generale indetto l’otto settembre; a fine settembre fu lui a lanciare saette contro Fabio Fazio per via di un intervento eccessivamente pro no Tav di Luca  Mercalli; e ora, all’inizio di questa settimana, è stato sempre lui a far parlare di sé per aver portato all’attenzione degli osservatori (e degli elettori e dei colleghi di partito) alcune delle argomentazioni rilanciate in queste ore dai sindacati confederali. Esposito è anche vicino ai giovani turchi e ai quarantenni del Pd che si sono riuniti quest’estate prima a Pesaro e poi l’Aquila ma come molti giovani turchi ha difficoltà a sentirsi in sintonia con le idee poco liberal e molto socialdemocrat dei bersaniani del Pd alla Stefano Fassina.Insomma, per chi vuole capire cosa si muove nel mondo dei bersaniani del Pd, e nel mondo della sinistra del Pd non devota al dipietrismo, al giustizialismo e al cgiellismo (nota bene: Esposito, per dire, si è fatto sempre nel suo piccolo interprete delle istanze sindacali perché in questo caso i sindacati hanno marciato uniti, e non divisi come era accaduto per esempio a ottobre) Stefano Esposito è uno che vi consigliamo di seguire.

di Claudio Cerasa

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