Un mistero per due

Lo strano caso delle convergenze parallele nei libri “romani” e “borghesi” di Piperno e Ferrante.

Un mistero per due

Una scena di "La finestra sul cortile" (Rear Window) film del 1954 diretto da Alfred Hitchcock

I libri sono due: “Dove la storia finisce” di Alessandro Piperno (ed. Mondadori, 277 pagine, uscito nell’ottobre 2016) e “Gin tonic a occhi chiusi”, di Marco Ferrante (ed. Giunti, 347 pagine, uscito nell’agosto 2016). Ma le convergenze parallele tra i due sono talmente tante che un complottista-tipo potrebbe perderci il sonno. Non essendo complottisti, ci limitiamo a sollevare lo strano caso delle ricorrenze Piperno-Ferrante-Ferrante-Piperno. Cominciamo dalla città: Roma fatiscente, in entrambi i libri. In Piperno, a pagina 44, ci sono “voragini nel manto stradale, cumuli putrescenti di masserizie, convogli di autobus in panne”. In Ferrante, a pagina 324, ci sono, “dietro l’angolo del ristorante, i soliti rifiuti”, e “su un muro accanto alla porticina di servizio di un localino c’è un graffito molto elementare e triste: ‘vietato pisciare’”. Poi c’è la copertina: se il libro di Ferrante si intitola “Gin tonic a occhi chiusi”, quello di Piperno reca in copertina la foto di un cocktail (che se non è un Gin tonic sarà un Negroni).

 

Quando poi si passa al tema, i recensori, per entrambi i romanzi, scrivono: “borghesia!” (in “disfacimento”) e tirano fuori come precedente Alberto Moravia o Thomas Mann, tanto più che in entrambi si parla di grande famiglia (e addentellati). Da Ferrante ci sono i Misiano: professioni liberali, imprenditoria e rendite (con il padre Misiano grande avvocato). Da Piperno ci sono gli Zevi – ebrei, con impiego nell’impresa commerciale – e i Mogherini, impiego nelle professioni liberali (con il padre Mogherini grande avvocato). Unica differenza: i borghesi di Piperno sono iscritti al Circolo Canottieri Lazio, particolare che rivela un inquadramento sociale più da “generone” dei borghesi di Ferrante, iscritti a nulla. In entrambi i libri, poi, viene offerto un seggio alla Consulta a uno dei co-protagonisti (in Piperno il suocero di Matteo Zevi, ex deputato comunista, accetta. In Ferrante Edoardo Misiano, padre dei tre protagonisti, grande avvocato e professore, rifiuta per non nuocere alle manovre del figlio Paolo, deputato in crisi alla prima legislatura).

 

In entrambi i libri, poi, si descrive la prima colazione delle protagoniste femminili: in Piperno Martina Zevi Mogherini mangia – non a letto –  yogurt magro, kiwi maturo, cereali e caffellatte. In Ferrante, Anna Rangone mangia – preferibilmente a letto – yogurt magro, frutta di stagione, caffè. C’è inoltre un comune problema di reputazione internet (in Piperno, Giorgio controlla compulsivamente i giudizi sul suo ristorante su trip advisor; in Ferrante, Paolo controlla in continuazione su Google che non si scopra la relazione con Teresa), e c’è una comune allusione a Foster Wallace: nel libro di Piperno alla bella Benedetta Mogherini piace Foster Wallace, usato (a pag. 124) come simbolo inclusivo di fighettismo. In quello di Ferrante la bella Anna Rangone, che non ama Foster Wallace, lo usa così (a pag. 46): “… se va a casa di persone informate e/o internazionali parla male di Foster Wallace”.

 

Qui e lì c’è una matriarca ossessionata dall’ospitalità come misura della vita (in Piperno, a pag.193: “… Forse Lorenzo alludeva alla madre, per cui la sola mondanità concepibile era quella in cui poteva esibire l’opulenza della sua ospitalità”. In Ferrante su Elsa Misiano, nell’incipit: “… C’è una cosa che le piace più di tutte le altre cose al mondo: raccogliere con un pretesto tutto il personale di servizio di cui dispone (…)”. E se qui e lì si salva il matrimonio come istituzione (nonostante i tormenti), qui e lì c’è, di fatto, la stessa frase sulla felicità (Piperno, pagina 155: “Non c’è felicità che non chieda di essere risarcita con gli interessi”; Ferrante, pagina 28: “La felicità di un momento si paga sempre”).

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