Realtà a 5 Stelle

Il funerale di Bud Spencer, il male, il bene e le “sfumature” che assediano il neosindaco.

Realtà a 5 Stelle

Virginia Raggi (foto LaPresse)

C’è il funerale di Bud Spencer e i tifosi della Lazio (squadra di cui anche Bud era tifoso) si accalcano fuori dalla Chiesa degli Artisti, in Piazza del Popolo, dietro allo striscione che dice “ora vedrai che anche gli angeli mangiano fagioli”. C’è il funerale di Bud Spencer e la folla lo omaggia gridando “bulldozer, bulldozer”. C’è il funerale di Bud Spencer e nel caldo silenzioso, a mezzogiorno, sembra che la città sia improvvisamente lontana da quello che la Süddeutsche Zeitung, interpretando forse anche il pensiero (e i titoli) dei principali giornali locali, chiama “piccolo dramma”. Perché, scrive il quotidiano tedesco, “due settimane fa Virginia Raggi, esponente del Movimento 5 Stelle, veniva eletta sindaco di Roma. Ma ancora non ha una giunta, una squadra di governo. Il movimento di protesta trova sempre più elettori ma non il personale adatto”.

 

Capita infatti che il neosindaco, alla vigilia dell’incontro con Papa Francesco, e nonostante l’endorsement di un’ampia comunità di attori e artisti un tempo veltroniani (o comunque di area Pd), si trovi a dover fronteggiare la questione giunta: i nomi certi dei futuri assessori non sono tantissimi, in verità, e comunque sono rogne, quando non proprio “guerra dei mondi” tra piccoli universi a Cinque Stelle: capita infatti che sulle nomine si profili (sottotraccia) una specie di “Kramer contro Kramer”, dal titolo del film anni Settanta con Dustin Hoffman e Meryl Streep, separati in lotta per la custodia del figlio (Raggi poteva però ieri consolarsi con l’intervista alla Cnn, in cui diceva a Christiane Amanpour: “Se avrò successo? Ritengo di sì. Dove governiamo abbiamo già risanato i bilanci. La sfida più grande sarà ricostruire una città in macerie”. E insomma non sono più tempi di unanime innamoramento preventivo della stampa estera per il M5s, come nel 2013: meglio automotivarsi un po’).

 

A chi tocchi decidere “chi va dove”, questo è il problema che anche i tedeschi notano, un problema che hanno tutti i partiti, ma siccome il Movimento Cinque Stelle è un “non-partito” con “non-statuto” l’empasse è doppia, specie se un nome di un papabile assessore o vertice capitolino non piace a Raggi ma piace al Direttorio e a Roberta Lombardi, prima grillina romana a emergere dall’Uno-Vale-Uno grazie ai formidabili streaming (anno 2013) con il collega Vito Crimi e con l’ex segretario del Pd Pierluigi Bersani. E ieri la Stampa titolava “Virginia accerchiata sulle nomine. Il sindaco prova a resistere”. Trattavasi del cosiddetto “caso Marra”, dal nome di Raffaele Marra, vicecapo di Gabinetto designato ma subito contestato dai puristi di area grillina per via del curriculum non del tutto privo di tracce di precedente vita politica l’uomo, infatti, è già stato dirigente in Comune ai tempi di Gianni Alemanno, anche se ieri trasecolava al grido di “sono il dirigente che tra Comune e Regione ha presentato più denunce alla Procura di tutta Roma” e, in un’intervista al Messaggero, dichiarava di essere andato via dal Comune “nel 2010, a seguito di una serie denunce” presentate “proprio in contrapposizione all’allora sindaco” (frase-chiave: “Non sono alemanniano, sono un professionista”).

 

Marra ha votato M5s alle ultime elezioni comunali, dopo un’esperienza di voto trasversale (una volta Alemmano, una volta Marino). Ora dice che “ci rimarrebbe male” se i Cinque Stelle lo revocassero “facendo la stessa politica che hanno combattuto in questi anni”. E insomma sono guai, nei giorni di nomine (come per i partiti). A questo punto, chissà, ci vorrebbe lui, Bud. “Grazie alle persone come Bud Spencer il bene vince sempre sul male”, ha detto infatti il sindaco su Twitter, per la gioia dei burloni internettiani. Ma il problema sta proprio lì, nell’accettazione delle (inevitabili) sfumature tra bene e male: può una realtà di governo essere tutta bianca e tutta nera? (Chiedere ai sindaci a Cinque Stelle Pizzarotti e Nogarin).

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