Ponti & pontili

Come coniugare il ballottaggio con la Bollywood a Roma, e come diventare “nerd romantici”.

 

Ponti & pontili

Trova l’intruso: Il mercato (da San Cosimato al Trionfale). Il pontile di Ostia (con o senza Beppe Grillo). Il ponte della Musica (con o senza Matteo Renzi). Piazza del Campidoglio (con o senza confronto di candidati su Sky). Lo Scalo di San Lorenzo (con o senza comitato Giachetti). L’Ostiense (con o senza comitato Raggi). Casa Bellonci (Premio Strega – senza candidati sindaco). La funivia Casalotti-Boccea con sorvolo del traffico (sogno di Virginia Raggi) e il centosessantesimo autobus che dimezza l’angoscia del romano in attesa (sogno di Roberto Giachetti). Poi, improvvisamente, l’evento incongruo che avanza a dispetto dell’agenda: alla Casa del Cinema c’è il festival Bollywood (“India Film Festival”), e d’un tratto si vorrebbe che i salti da acrobata (con effetti speciali) degli attori del film “Big bang” di Siddharth Anand, rifacimento indiano di “Innocenti bugie” con Tom Cruise, ispirasse ritmi e look degli ultimi giorni di campagna pre-ballottaggio, caratterizzati invero da un clima poco scoppiettante (i due candidati, infatti, per motivi opposti, restano piuttosto abbottonati, e persino vestiti in modo da non farsi notare). E chissà, lo stile “Monsoon wedding” potrebbe forse imprimere la svolta, in un senso o nell’altro, alle polemiche riguardanti la scelta dei futuri eventuali assessori di Virginia Raggi in caso di vittoria. Oggi è previsto infatti l’annuncio della sua squadra, ma è dalla sera del confronto Sky che si dibatte sulla futura incidenza del blog di Beppe Grillo sulle decisioni di una ipotetica Raggi-sindaco (l’altra sera la candidata ha parlato di interpellare il blog del comico – e in generale la Rete – in casi di avvisi di garanzia e anche in caso di scelta del nome di una nuova via, e a quel punto in molti si sono domandati: e per gli assessori chi decide?). E allora, nel dubbio, volendo sollevare dall’alea cittadini e analisti politici, è il caso di ricordare la massima dello sposo di “Moonsoon Wedding”, detta per giunta dopo che la sposa gli aveva confessato la precedente passione per un altro: “Il matrimonio è un rischio: una persona scelta dai genitori, una trovata in discoteca, che differenza fa?” (da riciclare in caso di assessore non gradito).

 

Trova il nerd (“tossico digitale”). Se uno sia dipendente o no dal blog di Grillo si vedrà, ma intanto, il 23 giugno, a risultati elettorali già noti, verrà presentato al Kino Estate “Le confessioni di un nerd romantico” (ed. Imprimatur), nuovo libro di Federico Mello, giornalista che già due anni fa, in “Un altro blog è possibile – democrazia e internet ai tempi di Beppe Grillo” (stesso editore), si mostrava scettico sulla possibilità di realizzazione della cosiddetta “democrazia digitale” dal basso. Mello ne parlava dall’interno, seppure in modo critico e anti-casaleggiano, cioè con la lente di chi sulla Rete ci viveva giorno e notte. Ora le sue “confessioni” (con pentimento) disegnano l’anti-Pianeta Gaia: che cosa succederebbe se cominciassimo a disintossicarci drasticamente da Internet, ricominciando (o cominciando, in caso di nativi digitali) a leggere un giornale o un libro o a parlare con qualcuno senza guardare Facebook o whatsapp ogni due minuti (e magari tornando alla carta e penna)? E che cosa succederebbe alle relazioni (di lavoro, amicizia, amore, politiche) senza il supporto digitale? Autodenunciandosi come ex (quasi ex) “tossico” digitale e “nerd romantico” che rivuole l’Arcadia analogica, Mello fa il balzo all’indietro fino al paleolitico, per andare a cercare la molla che ha spinto l’Homo sapiens, anche vincitore di partite a scacchi con un computer (vedi Kasparov) a non riuscire più a intraprendere o finire alcuna attività senza sapere che cosa succede intanto sui social network.

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